Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Globalizzazione
sul banco degli imputati

· L’Ocse la accusa di frenare la crescita mondiale ·

 L’economia globale è caduta nella «trappola della bassa crescita» e ora rischia di «affacciarsi su una nuova era di instabilità finanziaria». Il problema centrale resta soprattutto quello del lavoro, un mercato che fatica a riprendersi e nel quale il divario tra i salari va aumentando a dismisura.

Brutte notizie da Parigi, dove l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha presentato ieri le proprie previsioni economiche, lanciando l’allarme: «La globalizzazione potrebbe aver frenato la crescita». Londra gioca il ruolo dell’osservato speciale: nonostante le misure adottate dalla Banca d’Inghilterra, le incertezze restano forti. «Il Regno Unito — ha spiegato la capoeconomista dell’organizzazione Catherine Mann — è fermo per quanto riguarda i consumi e gli investimenti». La sua crescita dovrebbe stabilirsi all’1,8 per cento nel 2016 e a l’un per cento nel 2017, un tasso di molto inferiore a quello degli ultimi anni ed è probabile che, nell’arco del prossimo anno, emergano maggiori effetti negativi sulla zona euro, le cui prospettive di crescita vengono riviste al ribasso. Pesante taglio anche per le stime dell’Italia: l’economia è attesa in espansione solo dello 0,8 per cento sia nel 2016 che nel 2017.

A un livello più generale, «la prolungata fase di indebolimento della domanda — sottolinea l’Ocse — sta causando effetti avversi sempre maggiori dal lato dell’offerta e contribuisce all’autoavverarsi della trappola della bassa crescita». Gli investimenti, il commercio e la produttività «sono deboli, mentre la crescita dell’occupazione non è stata accompagnata da significativi incrementi salariali». Preoccupa inoltre «la flessione della produzione potenziale», risultato di «un rallentamento dell’innovazione sul fronte tecnologico».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

24 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE