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Globalizzazione a scuola dalla Chiesa

· La crisi economica e le sue cause secondo il segretario di Stato ·

Roma, 5. «In Italia, in Europa e nel mondo intero stiamo vivendo un periodo di profonda crisi economica le cui cause sono anche di ordine etico e spirituale». Lo ha detto il segretario di Stato, l’arcivescovo Pietro Parolin, alla presentazione del libro Tra etica e impresa. La persona al centro (Roma, If Press, 2013, pagine 165, euro 13) scritto da Giuseppe Colaiacovo e Manlio Sodi in collaborazione con il cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga. Il volume è stato presentato il 4 dicembre a Roma, all’Istituto Patristico Augustinianum, alla presenza del rettore della Pontificia Università Lateranense, il vescovo Enrico dal Covolo, del presidente di Gala spa, Filippo Tortoriello, del vicepresidente di Confindustria, Aurelio Regina, del segretario generale dell’Ucid, Giovanni Scannagatta, di Costanza Consolandi (dell’università di Siena), di Ettore Quadrani, presidente di Fidimpresa Lazio, e dei due coautori del volume.
Le parole del segretario di Stato hanno fatto eco a quelle di Papa Francesco che nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium, promulgata pochi giorni fa, scrive: «Una delle cause di questa situazione si trova nella relazione che abbiamo stabilito con il denaro, poiché accettiamo pacificamente il suo predominio su di noi e sulle nostre società. La crisi finanziaria che attraversiamo ci fa dimenticare che alla sua origine vi è una profonda crisi antropologica: la negazione del primato dell’essere umano!» (n. 55).
Proprio per questo motivo, come ha sottolineato ancora l’arcivescovo Parolin, «la dottrina sociale della Chiesa è un ausilio ancora più indispensabile in questo momento storico. Senza il fondamento etico, infatti, sia la politica sia l’economia diventano sistemi autoreferenziali, che hanno di mira rispettivamente il consenso e gli interessi».
Del resto già Papa Benedetto XVI aveva evidenziato che «è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle loro coscienze l’appello al bene comune. Sono necessarie sia la preparazione professionale sia la coscienza morale» (Caritas in veritate, 71). L’economia, dunque, deve essere intesa come un mezzo al servizio dell’uomo, e non viceversa. Da questa premessa, ha continuato il segretario di Stato, «consegue che è necessario togliere centralità nell’ambito economico alla ferrea legge del guadagno, del profitto e della rendita, e rimettere al centro la persona. La persona non è mai un mezzo, in nessuna attività e in nessuna circostanza».
Proprio su questo tema riflette, nell’introduzione del libro, il cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, rilevando che «un discorso socio-economico comporta l’interazione tra elementi che deve avere come primordiale attenzione la famiglia umana».
Una posizione condivisa dall’arcivescovo Parolin che ha sottolineato come «nell’ambito economico, l’attività che maggiormente conferisce dignità alla persona è proprio il lavoro. Perciò, affinché vi sia un’autentica promozione delle persone, l’impresa deve guardare non soltanto all’utile, ma a quanto e come ha tutelato e promosso il lavoro dei dipendenti. Questo è un compito che va oltre lo stesso ambito dell’impresa, poiché appartiene alla società intera».
La cultura del lavoro, che va distinta da quella dell’assistenza, ha continuato il presule, «insegna a considerare sempre la valenza antropologica dell’attività lavorativa. Essa implica educazione al lavoro fin da giovani, accompagnamento al lavoro, dignità per ogni attività lavorativa, condivisione del lavoro, eliminazione di ogni lavoro “nero” o di doppia attività».
Ognuno in questa situazione deve assumersi le proprie responsabilità, e quella della Chiesa, ha aggiunto il segretario di Stato, è «di comunicare la speranza che viene dal Vangelo e sostenere l’impegno di tutti nella costruzione di una società più giusta e più degna dell’uomo. Una società aperta alla speranza è una società che non è chiusa in se stessa, nella difesa degli interessi di pochi, ma che si apre alla prospettiva del bene comune».
A tutto questo non è estraneo il fenomeno della globalizzazione, che viene affrontato nel volume. «La Chiesa — ha rilevato l’arcivescovo — è la più antica istituzione globale in quanto è “cattolica”, cioè universale, sin dalle origini, per volontà del Signore. Tuttavia nella Chiesa convivono da sempre consuetudini di ogni provenienza, diverse tradizioni liturgiche, molteplici approcci pastorali. La globalizzazione attuale potrebbe apprendere dalla cattolicità della Chiesa il rispetto dei popoli e delle loro differenze, e non perseguire un orizzonte monolitico di appiattimento di tutti su un pensiero unico, di natura soltanto economica, molto simile a un nuovo tipo di colonialismo. Le differenze arricchiscono, l’omologazione impoverisce. E l’omologazione sotto il giogo dell’economia addirittura rende schiavi, perché riduce l’uomo a uno solo dei suoi bisogni: il consumo!».
Una sfida sul piano globale dunque, vissuta nella piena consapevolezza della situazione economica. E sollecitato dalle domande dei giornalisti proprio sui temi economici — riportano le agenzie di stampa — il cardinale Rodríguez Maradiaga, coordinatore della Commissione incaricata da Papa Francesco di studiare la riforma della Curia, si è soffermato anche sui cambiamenti in corso in Vaticano, sottolineando che «la tendenza generale è arrivare quasi ad avere un ministero delle Finanze». Più in generale, presentando i temi del libro, il porporato ha distinto tra gli uomini d’affari, «quelli che cercano denaro», e gli imprenditori, definendoli «quanti cercano il bene comune rischiando in prima persona». Secondo il cardinale «c’è una via di uscita dalla crisi ma dipende dalla creatività, dal senso di rischio. Importante è credere nel lavoro e nell’impresa. Ritroviamo l’etica e ricordiamo il Vangelo degli imprenditori come ci ha suggerito il profeta Isaia». Il cardinale Rodríguez Maradiaga ha invitato comunque a non avere fretta, ripetendo che i tempi della riforma non saranno immediati. «Guardando la storia — ha osservato — la Pastor Bonus prese più di tre anni. Abbiate pazienza. Le cose grandi non si possono improvvisare. La Chiesa comporta problemi grandi, che riguardano tante persone». Inoltre, ha aggiunto, «la partecipazione del mondo è così grande che per arrivare alla sintesi bisogna discutere. Ci sono cose che prendono tempo perchè le riforme non sono superficiali ma profonde, e quindi serve dialogo, ascolto e discernimento».

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