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Globalizzazione e fraternità universale

· Il cardinale Bertone alla Banca di Sviluppo del Consiglio d'Europa ·

Una fraternità universale fondata sulla morale propria della natura umana per sfuggire a rischi come il terrorismo, scontri di civiltà, catastrofi belliche. È la proposta di Benedetto XVI dinanzi alle sfide poste dalla globalizzazione, rilanciata dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, nel primo pomeriggio di venerdì 11, durante l'annuale riunione comune della Banca di Sviluppo del Consiglio d'Europa — della quale la Santa Sede è membro effettivo — che, per la prima volta dalla sua istituzione, si svolge in Vaticano.

Dopo aver trasmesso i saluti del Pontefice — anticipando in un certo senso quelli che il Papa stesso rivolgerà loro personalmente durante l'udienza in programma domani sabato 12 giugno — il cardinale ha sottolineato l'interesse con il quale la Santa Sede segue il processo di unificazione dell'Europa, perché in esso vede in un certo senso riflesso ciò che in essa è già realizzato: l'unità di uomini e donne, appartenenti a vari popoli e culture, in una grande famiglia.

Il segretario di Stato ha ricordato che si è trattato di un processo avviato, purtroppo, dopo l'esperienza di guerre terribili, divenute mondiali, ma ispirato da politici come Schuman, Adenauer e De Gasperi, formatisi alla luce del messaggio cristiano. «In questo cammino — ha detto in proposito il cardinale — la Chiesa ha sempre guardato alla grande Europa, occidentale e orientale, oltre il drammatico muro che, per troppo tempo, l'ha divisa. Anche oggi la Chiesa cattolica si impegna per la costruzione di un'Europa fondata su quegli ideali della sua unificazione che furono perseguiti dai padri fondatori: la centralità della persona umana, la stabilità, la solidarietà».

Si comprende allora perché la Santa Sede, negli anni Settanta, abbia voluto partecipare, secondo la sua natura e missione specifica, ai lavori del Consiglio d'Europa. Esso rappresentava la prima Istituzione europea che avrebbe interessato tutti i Paesi del continente, con il compito prioritario della difesa e della promozione della pace, la tutela dei diritti di tutte le persone e di ogni nazione. Nell'odierna sfida posta dalla globalizzazione — grande intreccio, come ha notato il porporato, di popoli, razze, culture e religioni — il Papa propone, come ha fatto nell'ultima enciclica Caritas in veritate , la scoperta di una fraternità universale, fondata sulla morale inerente alla natura umana, per non incorrere in rischi enormi come il terrorismo, gli scontri di civiltà, le catastrofi belliche. Del resto sono queste le problematiche che suscitano l'attenzione della Banca dello sviluppo, la quale tra il 2005-2009 ha portato a compimento con successo, soprattutto a favore dei 21 Paesi con maggiori difficoltà dell'Europa centro-orientale e sud-orientale.

«Nel contesto attuale — ha aggiunto il cardinale Bertone — a causa della crisi economico-finanziaria mondiale, è ancora più importante che la Banca rafforzi la dimensione sociale e solidale del suo lavoro. L'aumento della povertà e della disoccupazione, anche nei Paesi europei, porta con sé gravi conseguenze sociali e umanitarie». La situazione critica di incertezza finanziaria pone la Banca di Sviluppo davanti all'impresa di trovare un giusto equilibrio tra la preoccupazione di salvare la solidità finanziaria con un controllo intelligente dei rischi e l'urgenza di una nuova e più ampia solidarietà, con l'aumento dei prestiti e dei progetti che essa sostiene. Non è certamente una sfida facile. Il nuovo Piano di sviluppo della Banca per gli anni 2010-2014 cercherà di farvi fronte con un progetto di sviluppo sociale sostenibile in tre ambiti: il rafforzamento dell'integrazione sociale, la gestione dell'ambiente, il sostegno delle infrastrutture a vocazione sociale.

Molto significativi sono stati giudicati in proposito dal cardinale i progetti in favore dell'educazione e della formazione professionale dei giovani in Germania e in Portogallo; quelli per le abitazioni per persone fragili nella ex-Repubblica Jugoslava di Macedonia, quelli tesi a creare posti di lavoro in Bulgaria, Croazia e Ungheria e quei progetti che, invece, si prefiggono di sostenere delle infrastrutture pubbliche a vocazione sociale in Polonia e in Estonia; infine il progetto di collaborazione con la Moldova.

«A differenza di altri Istituti bancari — ha notato il cardinale avviandosi alla conclusione — la Banca di Sviluppo presta aiuti economici senza svolgere una politica orientata al semplice profitto. Vorrei ricordare, oltre ai tanti esempi del lavoro quotidiano, la donazione volontaria a progetti umanitari nella Georgia. Forse si è trattato solo di un piccolo gesto, ma è proprio con questi atti generosi che si può introdurre una nuova visione nel mondo dell'economia, in cui al centro ci sia l'essere umano, anziché il denaro. In questo senso, si possono vedere nella crisi anche dei segnali positivi. Si ritorna a parlare di etica, morale, trasparenza, fiducia, solidarietà e capitale umano. Sono sicuro che la Banca di Sviluppo possa essere esemplare in tutto questo e contribuire al cambiamento di paradigma dello stile di vita e del modello di consumo proprio dell'Occidente. La Santa Sede non mancherà di dare il suo contributo specifico a quest'orientamento sociale e umanitario».

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