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Gli umani di fronte
alla grandezza del Creato

· Un temporale estivo sul mare ·

Lo scorso lunedì, complice il giorno di ferie, ho portato la mia famiglia al mare. Come vuole tradizione, siamo andati ad Anzio, una delle località più belle del litorale romano, Bandiera Blu 2018. Ma non è di Anzio che voglio parlare, spero nessuno me ne voglia, ma dello spettacolo che si è mostrato agli occhi dei bagnanti dal pomeriggio in poi.

La prima parte della giornata si è svolta secondo copione, avendo due bambini, di otto e dodici anni, ho trascorso la maggior parte del tempo in acqua con loro, non che sia un sacrificio, anzi, preso da giochi e nuotate, con quella gioia di chi sente il proprio tempo speso come meglio non si potrebbe. Dal primo pomeriggio, però, le condizioni del tempo sono completamente cambiate, i vari notiziari meteo avevano abbondantemente preannunciato l’arrivo di una perturbazione, ma quello che si è mostrato ai nostri occhi è stato altro: uno spettacolo, terribile e meraviglioso insieme.

Proveniente dal mare, nero e compatto, si è avvicinato a gran velocità un fronte nuvoloso lungo tutto l’orizzonte. In poco, l’azzurro del cielo è stato mangiato dalle nuvole. Noi, come tutti gli altri genitori presenti, abbiamo iniziato di gran carriera a riporre asciugamani e giochi, pronti a scappare alle prime gocce di pioggia.

Invece. Invece il fronte nuvoloso si è fermato sul mare, a mezza strada tra noi e l’orizzonte, sempre più nero, anzi, oramai viola. In un momento preciso anche il vento si è fermato, a ripensarci mi viene in mente il silenzio che precede l’attacco di un orchestra.

Non è musica quella che è partita. Prima uno alla volta, poi due, tre, cento. Di fronte agli occhi di noi bagnanti ha preso vita la più grande tempesta di fulmini che abbia mai visto. Fulmini di tutte le forme, in tutte le direzioni, pronti ad accendersi, a illuminare le viscere di quella tempesta scoppiata in mezzo al mare aperto.

Come obbedendo a un muto segnale, tutti, proprio tutti, grandi e piccoli, siamo rimasti immobili a guardare la grandezza di quello spettacolo. In molti, anche io con i miei figli, ci siamo presi per mano, forse perché consapevoli del momento, uno di quelli da serbare nella memoria, da ricordare nel corso delle proprie vite.

Guardavo negli occhi proprio i miei figli quando un fulmine gigantesco si è abbattuto, l’ho visto lì, accendersi al centro delle loro pupille.

La Verità parla dentro istanti irripetibili.

Gli occhi dei miei figli hanno contenuto la tempesta, perché ne fanno parte, perché la materia della nostra carne, quella dei fulmini, dell’universo intero, è una e indivisibile. Come uno è il Creato che ci lascia a bocca aperta, sbigottiti, quando lo guardiamo negli occhi veramente.

di Daniele Mencarelli

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21 ottobre 2019

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