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Gli ultimi giorni di Cicerone

Ormai ci si accosta a un romanzo storico ambientato nell’antica Roma con un certo pregiudizio dato il genere piuttosto affollato da autori che indulgono spesso al luogo comune anziché tentare di ricreare il fascino di un mondo lontanissimo. Non è questo il caso del romanzo Tenebre (Milano, Sem, 2018, pagine 351, euro 18) scritto dall’esordiente Antonella Prenner, ricercatore di lingua e letteratura latina nell’università di Napoli Federico II che ha studiato soprattutto Claudiano, poeta tardoantico.

Cesare Maccari, «Cicerone denuncia Catilina» (1880, particolare)

Il romanzo narra gli ultimi tempi della vita di Marco Tullio Cicerone; un tempo straziante per la perdita della figlia Tullia che amava con infinita tenerezza. Ma sono giorni d’angosciosi anche per Roma, contesa dalle ambizioni feroci dei signori della guerra.

L’inizio è drammatico: la città è in preda alla confusione e al panico dopo le Idi di marzo e l’assassinio di Giulio Cesare. Quando una grande quercia crolla, il terreno deserto sembra molto più grande della chioma che un tempo lo copriva. Lo spettro di Cesare, appena caduto sotto i colpi dei congiurati, appare in sogno al grande oratore e filosofo e gli rivela il giorno della sua morte. Comincia un conto alla rovescia avvincente.

Ottaviano, erede di Cesare, all’inizio della sua vita politica si era schierato al fianco dei consoli Irzio e Pansa, inviati dal senato a togliere l’assedio di Marco Antonio a Modena dove era trincerato Decimo Bruto, uno dei congiurati. Cicerone spera che il giovane erede di Cesare diventi il difensore della repubblica.

Ma la situazione cambia e il 27 novembre dell’anno 43 prima dell’era cristiana Ottaviano si incontra con Antonio e Lepido su un’isoletta del fiume Lavino (o del Reno, secondo alcuni studiosi) vicino a Bologna e stipula il secondo triumvirato, un accordo per la riforma dello stato ma che di fatto prevede solo la spartizione del potere. Ma Antonio, per siglare l’accordo, vuole la testa di Cicerone che lo ha attaccato duramente con le sue Filippiche e ha ottenuto di farlo dichiarare nemico pubblico.

Da quel momento la sorte di Cicerone, abbandonato da Ottaviano, è segnata. La fuga verso la sua villa di Formia — dove il romanzo viene presentato da Paolo Mieli la sera del 25 luglio nella suggestiva area archeologica della cosiddetta Tomba di Cicerone — è un itinerario angoscioso, il suo dialogo nell’aldilà con Tullia, la figlia perduta, diventa un appuntamento con l’amore e con la morte.

Nel libro, il ritmo della narrazione è incalzante, la scenografia essenziale ma potente. E la forza di un mondo che talvolta non conosceva pietà nemmeno per i defunti è espressa nella sua dura realtà ma anche nei sentimenti più profondi.

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25 agosto 2019

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