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Gli ortodossi etiopi
di nuovo uniti

· A ventisette anni dallo scisma ·

Washington, 28. Dopo 27 anni lo scisma all’interno della Chiesa ortodossa Tewahedo di Etiopia si è formalmente ricomposto. Riuniti nella cattedrale di San Michele a Washington, i gerarchi di questa antica Chiesa ortodossa orientale hanno sottoscritto una dichiarazione in quindici punti, nella quale, ritirate le reciproche scomuniche, si pone fine a una divisione che aveva portato alla costituzione di due distinti sinodi — il Sinodo di Addis Abeba e il Sinodo in esilio — con due patriarchi rivali. D’ora in poi ci sarà un solo sinodo mentre entrambi i patriarchi sono riconosciuti. Il patriarca Merkorios, dopo un esilio di oltre due decenni, potrà fare ritorno in Etiopia e «guiderà e servirà la Chiesa attraverso la preghiera e la benedizione». Al patriarca Mathias spetteranno anche «i compiti esecutivi e amministrativi dell’ufficio patriarcale».
Nel testo della dichiarazione, diffuso dagli organi d’informazione, sono poste in evidenza anche parole di riconoscenza per il primo ministro etiope Abiy Ahmed, che «ha lavorato sodo» per «ripristinare la pace nel paese» — è recentissimo l’accordo con la vicina Eritrea che ha posto fine a un conflitto ventennale — e per «l’unità della Chiesa ortodossa». Nell’aprile scorso, nel corso della sua prima visita negli Stati Uniti, il premier Abiy aveva infatti presentato un’iniziativa per riconciliare i due rami della Chiesa ortodossa Tewahedo di Etiopia. Lo scisma risale al 1991 quando venne nominato un nuovo patriarca a seguito della caduta della giunta militare-marxista Derg e dell’arrivo al potere del Fronte democratico rivoluzionario dei popoli etiopi (Prdf). Una Chiesa dissidente venne quindi fondata negli Stati Uniti attorno al patriarca Merkorios, nominato ai tempi del Derg, e di alcuni membri della Chiesa che ritenevano che il patriarca dovesse ricoprire questo ruolo per tutta la vita.
Nella dichiarazione che pone fine allo scisma si riconosce che negli anni passati i due sinodi «non sono stati in grado di proteggere l’unità, la dignità e i diritti della santa Chiesa». E di questo si chiede «perdono ai fedeli». Pertanto, viene osservato, «al fine di proteggere la sacralità della legge canonica e delle tradizioni della Chiesa, una volta che i due sinodi si saranno fusi» verranno emanate delle regole di condotta vincolanti per tutti. Anche se, viene precisato, il santo sinodo proporrà anche un Kale Awadi, cioè delle leggi apposite per le comunità che si trovano all’estero. Leggi che siano conformi alle costituzioni e alle normative in vigore nei paesi ospitanti e compatibili con la missione della Chiesa. Parole di gratitudine vengono anche espresse nei riguardi di tutti coloro che «hanno continuato a lavorare duramente per la riconciliazione e l’unità, e anche alle delegazioni dei padri inviati dai due sinodi per portare a termine questa riconciliazione in modo che la santa Chiesa possa proteggere la libertà, la dignità, l’unità e la pace del suo gregge».

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