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Gli indios del Brasile
premiati dall’Onu

· Riconoscimento assegnato a un’associazione impegnata in attività sostenibili ·

È l’associazione indigena Kĩsêdjê, che coinvolge gli indios brasiliani di Querência in progetti sostenibili nello stato del Mato Grosso, la vincitrice del Premio equatoriale 2019. Ogni due anni, le Nazioni Unite assegnano quest’onorificenza agli enti che si distinguono per il loro impegno e sviluppo di soluzioni locali sostenibili, sia dal punto di vista ambientale che economico. Il premio sarà consegnato ufficialmente il prossimo settembre, in una cerimonia che si terrà a New York.

Provenienti dal Brasile occidentale, gli indios vincitori sono stati segnalati su un totale di 847 candidati provenienti da oltre 127 paesi. Nello specifico, la commissione Onu ha valutato positivamente il progetto agricolo portato avanti dall’associazione nella terra indigena Wawi, un tempo soggetta al controllo dei latifondisti, nel 1998 riassegnata alle comunità etniche locali. Le immense distese sono state, così, convertite alla crescita del pequì, un albero nativo del «cerrado» brasiliano da cui si estrae un olio commestibile che ha diversi benefici sulla salute, perché ricco di carotenoidi.

L’associazione Kĩsêdjê ha messo in piedi un progetto di produzione dell’olio avvalendosi di tutte le comunità indigene locali. Tra ottobre e dicembre, i frutti di pequì vengono raccolti dai nativi indigeni, riuniti in piccoli gruppi chiamati «mutirão», mentre alcuni di loro si occupano di inviduare altre aree deputate alla raccolta. Una volta colti, i frutti vengono tagliati per separare la polpa e il seme e infine bolliti per estrarvi l’olio, che viene decantato e filtrato diversi giorni, prima di essere imbottigliato.

Oltre a coinvolgere le comunità dell’ecoregione gravitante attorno al bacino del fiume Pacas, il progetto ha, tra gli obiettivi, il rispetto dell’ecosistema e la sostenibilità del reddito. La produzione di olio di pequìa è aumentata c0nsiderevolmente negli ultimi anni: soltanto nel 2018, l’associazione Kĩsêdjê ha, infatti, prodotto circa 315 litri di olio, e quest’anno l’olio prodotto dagli indios verrà esportato, per mezzo di una compagnia alimentare, negli Stati Uniti.

È da tempo che le Nazioni Unite si prodigano per il riconoscimento delle attività condotte dalle comunità indigene che, proprio per il loro carattere volto alla sostenibilità, possono rappresentare un modello virtuoso nelle catene della produzione industriale. Per l’Onu, dunque, le attività indigene sono un patrimonio inestimabile che va protetto, insieme ai diritti delle stesse popolazioni. Tutto questo avviene mentre l’area amazzonica è a rischio deforestazione a causa di coltivazioni intensive e progetti legati a un turismo invasivo. Secondo i dati presentati dal Progetto per il monitoraggio della deforestazione nell’Amazzonia legale per satellite (Prodes), nel 2018 gli agricoltori hanno disboscato oltre 6.200 ettari nell’ecoregione amazzonica. Circa un mese fa, il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, ha proposto la revoca dello status di area naturale protetta per la baia di Angra dos Reis, nello stato di Rio de Janeiro, per poter sfruttare la zona a fini turistici. Per evitare che casi analoghi continuino a ripetersi, l’Onu si sta impegnando nella protezione delle enclave etniche minacciate attraverso iniziative, come il sostegno al 2019 Anno internazionale delle lingue indigene, che ha lo scopo di valorizzare il patrimonio indigeno quale ricchezza universale.

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20 settembre 2019

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