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Per gli immigrati
di El Salvador e Honduras

· ​I vescovi statunitensi chiedono la proroga della protezione temporanea ·

 Prolungare lo status di protezione temporanea riconosciuta dagli Stati Uniti a quanti provengono da El Salvador e dall’Honduras. È quanto chiede l’episcopato cattolico statunitense che torna ad affrontare l’argomento immigrazione, uno dei temi caldi dell’agenda politica e sociale. Lo fa questa volta attraverso la pubblicazione di un rapporto a cura dell’ufficio per le migrazioni e i servizi ai rifugiati della Conferenza episcopale. 

Si tratta di uno studio che, di fronte a una paventata riforma della normativa in chiave restrittiva da parte del Congresso, affronta nello specifico la questione dello status di protezione temporanea, la Temporary protected status (Tps) che viene riconosciuta a quegli immigrati che non sono in grado di fare ritorno in condizioni di sicurezza nel proprio paese a causa di un conflitto armato, di un disastro ambientale o di altre situazioni straordinarie. Condizione attualmente prevista per i cittadini dei due paesi centroamericani. Si stima che al momento usufruiscano del Tps circa 200.000 immigrati provenienti da El Salvador e altri 57.000 provenienti dall’Honduras, per lo più genitori di oltre 270.000 bambini, prevalentemente molto integrati nella vita quotidiana statunitense.
Per approfondire sul campo la questione, una delegazione della commissione episcopale per l’immigrazione, guidata dal vescovo ausiliare di Los Angeles, David Gerard O’Connel, la scorsa estate, dal 13 al 19 agosto, si è recata in Honduras e in El Salvador. Sono state così esaminate le capacità di questi due paesi di accogliere e integrare adeguatamente l’eventuale ritorno degli attuali destinatari del Tps.

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11 dicembre 2019

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