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Gli huthi
pronti a rispondere

· ​Se gli Stati Uniti lanceranno ancora missili sullo Yemen ·

I ribelli huthi che controllano Sana’a, la capitale dello Yemen, reagiranno a un eventuale nuovo attacco statunitense, dopo quello che due giorni fa ha distrutto tre stazioni radar sulla costa. Questa la minaccia lanciata ieri da un alto esponente dei ribelli, Sharaf Luqman, in dichiarazioni riportate dall’agenzia di stampa Saba, controllata dagli huthi. «L’attacco diretto degli Stati Uniti contro il suolo yemenita non è accettabile» ha affermato Luqman, che poi ha aggiunto: «Lo Yemen ha il diritto di difendersi e affronteremo ogni sviluppo prendendo misure adeguate».

Il raid statunitense, autorizzato personalmente dal presidente Barack Obama, ha centrato e distrutto gli obiettivi, appunto le tre stazioni radar, ed è arrivato in risposta al lancio di alcuni missili, domenica scorsa, contro una nave militare statunitense. Si è trattato del primo intervento statunitense diretto nel conflitto yemenita. I missili, che hanno mancato l’obiettivo, sono stati lanciati da basi collocate nel territorio degli huthi. Da Washington diverse fonti smentiscono la volontà della Casa Bianca di un’escalation militare. Il portavoce del Pentagono, Peter Cook, ha dichiarato che gli Stati Uniti «non intendono allargare il proprio ruolo nello Yemen».

Intanto, ieri l’Iran ha inviato due navi da guerra nel Golfo di Aden, stabilendo una presenza militare nelle acque antistanti le coste dello Yemen meridionale. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Tasnim, precisando che le navi da guerra Alvand e Bushehr «sono state inviate nell’area per proteggere il traffico navale dalla pirateria». Le due imbarcazioni avranno «compiti di pattugliamento». L’Iran sostiene i ribelli huthi, che sono in guerra contro le forze governative, ed è accusato dall’Arabia Saudita di fornire loro armi. Riad, al contrario, guida una coalizione militare araba che ha l’obiettivo di ripristinare l’autorità del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi su tutto il Paese.

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