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Gli ambasciatori del Papa

· Il treno dei bambini giunto dalle zone colpite dal sisma dell’Italia centrale ·

Papa Francesco ha quattrocento nuovi «piccolo ambasciatori» a cui ha affidato il mandato di testimoniare che è possibile trovare «la forza per riprendersi» e ricominciare a vivere dopo una calamità se «si lavora tutti insieme, per lo stesso scopo», e se ci si affida con «fiducia al Signore e alla Madonna».

E questo singolarissimo corpo diplomatico accreditato presso il Papa ha accettato con entusiasmo la missione, forte delle credenziali di aver vissuto sulla propria pelle proprio l’esperienza del dolore e della ricostruzione. «Veniamo da Accumoli, Amatrice, Arquata del Tronto, Acquasanta Terme, San Benedetto del Tronto, Cascia e Norcia» hanno detto a Francesco i bambini — tra i sei e i dodici anni — scandendo così i nomi dei luoghi che compongono la geografia del terremoto.

Per parlare con il Pontefice, sono arrivati puntuali alle ore 11 alla stazione del Vaticano, con l’ormai tradizionale “treno dei bambini” — precisamente un Freccia rossa 1000 — organizzato dal cortile dei gentili, emanazione del Pontificio Consiglio della cultura, e dalle Ferrovie dello stato italiane. E il Papa li ha accolti poco prima di mezzogiorno di sabato 3 giugno nell’atrio dell’aula Paolo VI. Di più: Francesco è voluto entrare nell’aula tenendosi per mano con venti bambini, in una vera e propria piccola catena di affetto. Un gesto che ha fatto sentire i bambini a casa, levando di mezzo protocolli e barriera. E così è venuto fuori un vero e proprio dialogo in famiglia, un botta e risposta sulle questioni cruciali che i bambini si continuano a porre dal giorno del sisma. Del resto si sono preparati bene per questo incontro, presentandosi con l’impegnativo biglietto da visita di voler essere «custodi della terra»: di quella terra che, hanno spiegato «abbiamo visto tremare e che ci ha portato via affetti, case e scuole».

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20 ottobre 2019

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