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Gli aiuti del Papa alle popolazioni alluvionate

· Inviati da Cor Unum in Pakistan, India e Repubblica Ceca ·

È venuto da Benedetto XVI il primo gesto di solidarietà verso le popolazioni vittime delle alluvioni che nelle settimane scorse hanno devastato il Pakistan. La carità del Papa è giunta nel Paese asiatico attraverso il Pontificio Consiglio Cor Unum, che nel mese di agosto ha spedito aiuti anche all'India e alla Repubblica Ceca colpite dalle inondazioni. Il denaro è stato inviato alle rispettive nunziature apostoliche, che si sono incaricate di distribuirlo in base alle necessità più urgenti delle zone interessate dalle catastrofi.

La situazione più critica è in Pakistan, come ci ha confermato il nunzio apostolico a Islamabad, l'arcivescovo Adolfo Tito Yllana, raggiunto telefonicamente con notevole difficoltà a causa delle interruzioni che lo straripamento dei fiumi ha provocato anche nelle comunicazioni. Con gli aiuti giunti attraverso Cor Unum sono stati acquistati direttamente dalla nunziatura generi di prima necessità per la gente sfollata. Per il resto, i fondi sono stati affidati al vescovo di Islamabad-Rawalpindi, monsignor Anthony Theodore Lobo, il quale provvederà all'assistenza delle popolazioni che si trovano nel territorio del nord della diocesi, la più colpita dalle piogge torrenziali. Sono proprio i cristiani che vivono nei villaggi sperduti — ha affermato il presule — che hanno immediato bisogno di aiuto.

La situazione resta ancora molto difficile, ci ha spiegato il nunzio. Ci sono migliaia di senzatetto, gente che ha perduto parenti, amici, case e anche il raccolto dal quale ricavava sostentamento economico. Adesso l'emergenza è l'acqua potabile che scarseggia. Per questo, la prima preoccupazione di monsignor Yllana è stata quella di comprare un'apparecchiatura che filtra l'acqua e la rende potabile. Verrà consegnata a un villaggio nei territori colpiti dalle inondazioni.

A essere flagellata non è stata solo la parte settentrionale della diocesi della capitale. Tra le zone più colpite ci sono anche quelle comprese nelle regioni del Punjab, della frontiera nord-occidentale e del Sindh, che si trova nel sud del Paese. I senzatetto erano già sei milioni quando una successiva inondazione provocata da una nuova piena del fiume Indo — che attraversa buona parte del Pakistan — ha costretto un altro milione di persone ad abbandonare le proprie case.

Si calcola che l'area colpita dalle devastazioni è di circa 160.000 chilometri quadrati, con un milione e 300.000 ettari di coltivazioni allagate. Ciò significa che per molto tempo verrà meno l'unica fonte di sostentamento per migliaia di famiglie contadine. Negli ultimi giorni le alluvioni hanno interessato anche la diocesi di Multan, nel Punjab, suffraganea di Lahore, dove sono concentrati circa 103.000 cattolici. Anche il vescovo di Faisalabad, nel Punjab, Joseph Coutts, direttore della Caritas Pakistan, ha confermato la gravità della situazione e ha auspicato che giungano aiuti tempestivi per milioni di persone che hanno perso tutto. Il vescovo, diretto testimone dei danni provocati dai monsoni, ha parlato di chilometriche distese di acqua e fango e del diffondersi di problemi sanitari legati alla mancanza di igiene.

Anche la vicina India, in particolare Leh, nello Stato del Jammu e Kashmir, è stata colpita all'inizio di agosto da un'alluvione. Come per il Pakistan, anche in questo caso la carità del Papa è giunta tempestivamente alle popolazioni attraverso Cor Unum. La somma inviata è stata consegnata al vescovo di Jammu-Srinagar, monsignor Peter Celestine Elampassery. Il presule ha spiegato quanto accaduto: «Circa 500 persone sono morte e non tutti i corpi sono stati ritrovati. Migliaia sono stati colpiti dalle forti piogge che hanno causato alluvioni e frane». Le zone più interessate sono quelle di Choglamsur, Sabu e Mani-tsering. In particolare, il villaggio di Choglumsar è quello che ha avuto maggiori danni: pochi minuti di pioggia torrenziale sono bastati a uccidere centinaia di persone. Circa 3.500 abitanti hanno dovuto lasciare le loro case e le comunicazioni e le infrastrutture sono state pesantemente danneggiate. Attualmente, 200 persone risultano disperse, almeno 500 abitazioni sono distrutte e 200 seriamente danneggiate.

«Fin dai primi momenti del disastro — ha raccontato il vescovo di Jammu-Srinagar — i preti diocesani, religiosi e un piccolo gruppo di suore si sono attivati per aiutare le persone colpite trasportando i feriti all'ospedale e cercando di liberare la gente rimasta bloccata nelle case. Ogni prete impegnato nella pastorale sociale si è precipitato a Leh. Anche grazie al loro aiuto abbiamo potuto effettuare un rapido esame della situazione, per individuare i primi bisogni della gente e iniziare a stilare un piano per gli aiuti».

Leh è quasi una città isolata dal resto del Paese. L'esercito ha raggiunto subito le aree colpite. Il primo obiettivo è stato quello di salvare la gente rimasta sepolta dal fango o sotto le macerie delle case. I militari hanno provveduto a riaprire le vie di comunicazione: dopo tre giorni le strade erano nuovamente percorribili ed erano stati installati dei ponti provvisori. Nella notte del 13 agosto una nuova ondata di piogge torrenziali ha peggiorato la situazione già critica. Il panico si è impossessato degli abitanti di Leh che sono fuggiti sulle colline circostanti temendo ulteriori inondazioni. Nuovamente le strade sono state bloccate da fango e detriti. Gli abitanti sono tuttora terrorizzati dall'arrivo di nuove piogge, visto anche l'approssimarsi della stagione autunnale. L'auspicio del vescovo è che presto le scuole siano riaperte per riportare alla normalità la vita dei bambini. «C'è una sola parrocchia a Leh — ha detto — che si trova nella zona di Choglamsar. Ci sono un prete, un religioso e quattro suore. Per andare da Leh a Jammu utilizzando le vie di comunicazione ordinarie occorrono attualmente circa due giorni e mezzo. L'alternativa è l'aereo, ma i biglietti sono molto costosi, circa 12.000 rupie. Stiamo pianificando l'invio di alcuni sacerdoti e religiose, tra le cinque e le sette persone, che si occupino degli aiuti alla popolazione di Leh e affianchino il parroco sul luogo. La gente è traumatizzata e impaurita. Prima dell'arrivo dell'inverno le abitazioni devono essere ricostruite. Il Governo sta facendo del suo meglio. Ci coordineremo con i funzionari governativi per ricostruire le case con i soldi che la diocesi ha avuto a disposizione grazie al Papa».

Uno studio della Caritas diocesana ha segnalato come nel corso delle emergenze dovute alle alluvioni il maggior numero dei morti sia causato dal diffondersi delle malattie e dalle conseguenze delle ferite. La causa va ricercata nella inadeguata quantità e qualità dell'acqua e nella mancanza di riparo e di cibo. Per questo, l'intervento della diocesi si concentrerà nel sostegno alle famiglie, promuovendo un piano di aiuti alimentari e l'allestimento di tre campi medici nelle aree intorno a Leh. «Inizialmente — ha annunciato il presule — verrà fornito il cibo a 50 famiglie per circa 90 giorni. Verranno distribuiti riso, farina, zucchero, tè, latte, sale, olio e legumi, ma anche stoviglie, suppellettili per la casa, coperte, biancheria. Oltre a computer, zaini per la scuola, cartelle, grembiuli e cancelleria per 80 studenti».

La diocesi sta anche progettando la costruzione di 50 case. Ogni alloggio costerà circa 3.500.000 rupie. L'importo complessivo della costruzione sarà di circa 175.o00.000 rupie: «Stiamo raccogliendo donazioni — riferisce — da parte di istituzioni, parrocchie e privati per raggiungere la cifra prevista. Cerchiamo di coinvolgere quante più persone possibili in questa gara di solidarietà».

Nel mese di agosto le alluvioni hanno colpito anche la Repubblica Ceca, in particolare la diocesi di Litom{l-ecaron}{l-rcaron}ice. Molti danni alle infrastrutture, alle abitazioni, e centinaia di persone rimaste senza alloggio. Le parrocchie di Frýdlant e di Raspenava sono state quelle che hanno subito le conseguenze più gravi. Anche per questa emergenza Benedetto XVI ha inviato il suo aiuto attraverso Cor Unum. La somma è stata consegnata dalla nunziatura apostolica a Praga al vicario generale della diocesi, padre Stanislav P{l-rcaron}ibyl. Dopo aver individuato gli interventi più urgenti, la diocesi ha trasferito il denaro alla Caritas locale. «Il dono del Papa — ha detto padre P{l-rcaron}ibyl — ha un significato molto grande per il nostro Paese, visto che la nostra società è stata per decenni sotto il dominio di un regime ateo».

Subito dopo l'alluvione, avvenuta nel fine settimana tra il 7 e l'8 agosto, i parroci sono stati i primi a intervenire e a coordinare gli aiuti. Sia la Caritas diocesana, sia le Caritas parrocchiali si sono riunite il lunedì stesso e hanno cominciato a distribuire detergenti, acqua potabile e a cercare alloggi per quanti hanno avuto le case allagate.

I volontari della Caritas hanno monitorato le popolazioni della Boemia settentrionale contattando anche i sindaci dei comuni coinvolti. Per meglio distribuire gli aiuti, è stata istituita una commissione caritativa diocesana che si occuperà di vagliare le richieste di intervento. I fondi verranno distribuiti direttamente tra le persone in stato di necessità e non tramite le parrocchie, come già avvenuto in simili alluvioni. La priorità sono gli anziani, le famiglie con bambini e i malati. L'impegno della Caritas è importante, soprattutto perché offre sussidi per l'arredamento e per gli interni danneggiati delle case, garantendo un sostegno che le compagnie assicurative e le altre organizzazioni di volontariato non forniscono.

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16 ottobre 2019

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