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Gli abusi sessuali
nella Chiesa

· Terzo volume degli «Accenti» della Civiltà Cattolica ·

Pubblichiamo ampi stralci della presentazione del direttore della rivista dei gesuiti al terzo volume di «Accenti», la collana di monografie digitali de «La Civiltà Cattolica». I primi due e-book della serie sono stati dedicati alla Corea e a Gerusalemme. Quest’ultimo fascicolo, dedicato al tema degli abusi sessuali sui minori, raccoglie dall’archivio della rivista sette dei suoi articoli, dedicati ad altrettanti aspetti del problema. Il volume si compone di due parti. La prima considera le varie dimensioni del dramma degli abusi. La seconda propone due articoli su altrettante conferenze organizzate e promosse dal Centre for Child Protection dell’Università Pontificia Gregoriana. Del centro — nato proprio per studiare e prevenire lo scandalo degli abusi sessuali e accompagnare con la formazione clero e laici impegnati nelle attività pastorali della Chiesa in tutto il mondo — è presidente Hans Zollner, mentre la professoressa Karlijn Demasure ne è il direttore esecutivo; ne fa parte anche Angela Rinaldi, autrice del volume che lei stessa recensisce in questa pagina.

Incontrando privatamente i gesuiti del Perù, papa Francesco ha definito lo scandalo degli abusi sessuali come «la desolazione più grande che la Chiesa sta subendo». «L’abuso — ha proseguito — è sempre frutto di una mentalità legata al potere, che va guarita nelle sue radici maligne». In Cile aveva invitato sacerdoti e religiosi non solamente a «ruminare la desolazione», ma a «chiedere a Dio che ci dia la lucidità di chiamare la realtà col suo nome».

Il volume della collana «Accènti» che presentiamo si propone di fare questo: testimoniando l’impegno de La Civiltà Cattolica, chiamare la realtà degli abusi col proprio nome, selezionando sette articoli scritti di recente sul tema su altrettanti aspetti del problema. La consapevolezza è cresciuta nel tempo.

L’editoriale che qui presentiamo e scritto «a caldo» nel 2002, cioè ben 16 anni fa, oggi sarebbe scritto in maniera differente. Ma anche gli articoli scritti nel 2010-12 rispondono a una comprensione diversa da quella attuale. Gli autori, informati della pubblicazione di questo volume, mi hanno detto che oggi sarebbero anche più attenti all’uso stesso della parola «pedofilia» a causa della consapevolezza che, in senso stretto, è l’abuso sui bambini prepuberi. Ma essa è solo la modesta ma drammatica parte di un problema più ampio dell’abuso sessuale sui minori. La parola viene spesso usata senza la necessaria attenzione. Eppure, la nostra rivista ritiene importante testimoniare un impegno, e quindi anche la crescita nella consapevolezza della Chiesa. Le pagine che seguono la dimostrano e confermano.

Di cosa parla quell’editoriale del 2002 che oggi ripubblichiamo? Esso informa anzitutto sulla natura della pedofilia e sulle persone che compiono questi atti, presentandone una tipologia. Parla poi dei motivi del muro di silenzio che si crea sugli atti pedofili e di come lo si possa superare. Volendo quantificare molto approssimativamente il fenomeno, l’editoriale si sofferma sul turismo sessuale e sulla diffusione della pedofilia che avviene mediante internet e, a quel tempo, le videocassette. Riserva poi un’attenzione particolare ai traumi psichici e fisici che gli atti pedofili causano nei bambini. Infine, rileva il grave dovere che incombe su tutta la società di combattere la pedofilia in maniera rigorosa ed efficace, facendo riferimento anche ai casi nei quali sono implicati sacerdoti e religiosi.

Quindi presentiamo cinque aspetti del problema in altrettanti articoli a firma di Hans Zollner e di Giovanni Cucci. Entrambi insegnano Psicologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Il primo è anche direttore del «Centre for Child Protection» della stessa università che promuove la prevenzione. Inoltre è membro della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori sin dalla sua fondazione, ossia dal 2014, e da allora coordinatore del gruppo di lavoro sull’educazione e formazione del personale della Chiesa. Il secondo — oltre a essere membro del Collegio degli Scrittori di Civiltà Cattolica — è anche referente per la Provincia Euro-Mediterranea dei Gesuiti per i casi di abusi.

Il primo aspetto è affrontato da un contributo — scritto a doppia firma nel 2010 — a partire dal fenomeno degli abusi sessuali perpetrati su minori da parte di esponenti del clero della Chiesa cattolica, particolarmente in Irlanda e Germania, a seguito dei quali Benedetto XVI ha scritto una lettera pastorale. Nell’articolo si propone una trattazione del tema dal punto di vista psicologico-sociale, basandosi sulle conoscenze scientifiche e la comprensione del fenomeno che si aveva allora. È importante che la Chiesa riconosca la gravità di quanto accaduto, non soltanto punendo chi commette questi crimini, ma soprattutto chiedendosi come formare i preti in modo sano.

Segue — sempre a doppia firma — un contributo che si sofferma piuttosto su alcuni elementi significativi che caratterizzano il particolare contesto del dibattito di allora sul tema: lo strano silenzio circa il problema da parte di educatori, ricercatori, psicologi, e la presenza di una «cultura» legata alla pedofilia. Si lamenta anche la scarsa percezione della gravità del fenomeno nella società in generale. Quindi ci si sofferma sulla tutela dell’infanzia nella Chiesa cattolica con uno sguardo al mondo e ai diversi contesti.

Il punto di partenza sono alcune domande di papa Francesco: «Come può un prete, al servizio di Cristo e della sua Chiesa, arrivare a causare tanto male? Come può aver consacrato la sua vita per condurre i bambini a Dio, e finire invece per divorarli in quello che ho chiamato “un sacrificio diabolico”, che distrugge sia la vittima sia la vita della Chiesa?».

L’ultimo aspetto che si esamina è legato al fatto che, oltre alle ferite profonde inferte nel corpo e nella psiche delle vittime di abusi sessuali, esiste anche per queste persone un trauma spirituale. Un abuso compiuto da chi, sacerdote o religioso, «rappresenta Dio» oscura l’immagine stessa di Dio nella vittima. È un’implicazione possibile più o meno nella stessa forma per tutte le confessioni religiose, ma che nella Chiesa cattolica assume connotazioni particolari. Traumatico, in questo senso, può risultare ovviamente anche il tentativo di mettere a tacere i fatti o di trovare una Chiesa non disposta all’ascolto della vittima. Così, per molti, viene compromessa o persino interrotta la possibilità di credere in Dio o di avere fiducia in Lui.

Nella seconda parte del volume si dà conto di due importanti simposi che si sono tenuti alla Università Gregoriana rispettivamente nel 2012 e nel 2017. Il primo, dal titolo «Verso la Guarigione e il Rinnovamento», ha avuto lo scopo di comunicare che cosa si stesse facendo nella Chiesa per affrontare gli scandali del passato e del presente e approntare una adeguata prevenzione. Il secondo è dedicato a «La dignità dei minori nel mondo digitale», che è un altro importante aspetto del problema degli abusi sessuali di bambini e adolescenti, oggi sempre più rilevante.

La lotta contro gli abusi sessuali durerà ancora a lungo e bisogna perciò dire addio all’illusione che la semplice introduzione di regole o di linee guida ne sia la soluzione. Essa implica una conversione radicale e un atteggiamento deciso per rendere giustizia alle vittime. Certo, nessuno è in grado di sconfiggere definitivamente il male, neppure quello dell’abuso sui minori — sarebbe una presunzione fatale —, ma si può fare molto per ridurne il più possibile il rischio e aumentare la prevenzione. Consegniamo il volume a un lettore che voglia comprendere meglio il fenomeno degli abusi sessuali e valutarne gli aspetti psicologici e spirituali. Il nostro è un piccolo contributo, ma rappresenta l’impegno de La Civiltà Cattolica su un fronte che deve essere attentamente presidiato sia dalla Chiesa sia dalla società.

di Antonio Spadaro

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13 novembre 2018

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