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Giustizia
per la democrazia

· I presuli in Uganda preoccupati per il clima di tensione dopo le elezioni presidenziali ·

Profonda preoccupazione è stata espressa dalla Conferenza episcopale dell’Uganda per il clima di instabilità in cui versa il Paese. Cresce, infatti, la tensione politica e negli ultimi giorni alcuni militari sono stati arrestati con l’accusa di complottare per rovesciare il presidente, Yoweri Museveni.

Il 13 giugno scorso le autorità di polizia hanno annunciato di aver respinto un assalto da parte di un commando armato a un commissariato nel distretto settentrionale di Gulu. Nel frattempo, Kizza Besigye, il principale sfidante del presidente Musevani alle elezioni di febbraio, è sotto processo con l’accusa di tradimento, per aver organizzato l’11 maggio scorso una cerimonia di giuramento, come “presidente”. Besigye contesta i risultati delle elezioni che hanno visto la riconferma di Yoweri Museveni.

I presuli ugandesi, attraverso una dichiarazione firmata dal presidente della Conferenza episcopale e arcivescovo di Gulu, monsignor John Baptist Odama, hanno denunciato ancora una volta l’uso politico della giustizia. In una dichiarazione, pubblicata la settimana scorsa al termine del ritiro dei vescovi a Nsaambya, nei pressi della capitale Kampala, si denuncia che «diverse persone continuano a vivere nella paura della violenza e per questo è responsabilità del nuovo Governo aprire il dialogo». I vescovi ricordano inoltre «l’inutile giro di vite sui diritti umani e sulle libertà fondamentali, prima, durante e dopo le elezioni di febbraio. È il caso, per esempio, del blocco nazionale dei social media e la proibizione alla stampa locale di dare notizia di alcune attività politiche. Dobbiamo tenere presente — sottolinea l’episcopato ugandese — che, in tutto il mondo, i media rimangono uno strumento chiave per accrescere la governance democratica».

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22 agosto 2019

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