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Giustizia
e misericordia

· Messa del cardinale Parolin per l’inaugurazione dell’anno giudiziario in Vaticano ·

«Chiarezza di visione, capacità di discernimento e umanità»: le ha raccomandate il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, durante la messa per l’inaugurazione dell’anno giudiziario in Vaticano, celebrata sabato scorso, 16 febbraio, nella cappella del palazzo del Governatorato, dedicata a Maria Madre della famiglia.

Alla presenza di giudici, avvocati e personale del tribunale dello Stato della Città del Vaticano, il porporato ha esortato a «decidere secondo verità e giustizia», rivolgendosi «con umiltà e fiducia alla genuina fonte di ogni verità e giustizia»: si tratta di alzare «lo sguardo verso Gesù, via, verità e vita, affinché il Signore assista e benedica» questo «delicato e impegnativo lavoro». Esso — ha ricordato il celebrante — «consiste nello stabilire in un caso concreto dell’esistenza dove stia la ragione e il torto, quale sia la norma appropriata da applicare, quale grado di responsabilità uno aveva nel compiere un determinato atto e quali ne siano le conseguenze giuridiche, interpretate secondo equità e giustizia». Con un’ulteriore precisazione: «che nel concetto di giustizia non può non rientrare la misericordia».

Di conseguenza, ha proseguito il cardinale Parolin, da una parte «occorre disporre di una puntuale conoscenza di leggi e regolamenti» e «considerare attentamente quanto afferma la giurisprudenza e come si pronuncino gli studiosi del diritto»; mentre dall’altro lato è sempre «necessario affidarsi al Signore e chiedergli» il dono di una giustizia ispirata a criteri di misericordia, come rimarcato anche dalle letture liturgiche tratte dal libro della Genesi (3, 9-24) e dal vangelo secondo Marco (8, 1-10).

Due testi tra cui inizialmente — ha osservato il segretario di Stato — sembra «emergere un certo contrasto», visto che «nel libro della Genesi abbiamo sentito che l’uomo mangerà il pane col sudore della fronte, mentre nel Vangelo abbiamo assistito al prodigio, consolante e rassicurante della moltiplicazione dei pani». Infatti, ha commentato il porporato, «siamo posti dinanzi alla drammatica situazione creata a causa della disobbedienza della creatura al suo Creatore e nel medesimo tempo vediamo che il peccato dell’essere umano non fa venire meno il sapiente e misericordioso disegno di salvezza di Dio, che trova in Cristo il suo pieno compimento».

Dunque, ha chiarito il segretario di Stato, la narrazione genesiaca presenta «le drammatiche conseguenze del peccato: la separazione da Dio, ma anche l’ostile e recriminatoria disunione dai propri simili»; ma al contempo «contiene anche delle promesse: Dio desidera salvare l’uomo e nella giustizia affiora la potenza della sua infinita misericordia». E «tale promessa si realizza in pienezza nell’Incarnazione del Verbo». Del resto, ha spiegato il celebrante, «la misericordia di Cristo si esprime nella sua umana e divina sensibilità a favore dei bisogni della folla affamata». Inoltre «Gesù — col prodigio della moltiplicazione dei pani — ci insegna che dobbiamo imparare a condividere il nostro pane con i nostri fratelli più poveri e bisognosi» perché «esiste — e Gesù lo ha solennemente proclamato nel Discorso della Montagna — una fame e una sete della giustizia, cui gli operatori di essa sono chiamati a corrispondere».

E la giustizia di cui parla il Signore, ha puntualizzato il cardinale Parolin, è innanzitutto «l’adempimento onesto e fedele di ogni dovere verso Dio; lo sforzo incessante di conformarsi al suo volere, anche se misterioso e oscuro. Giusto è colui che compie, o si sforza di compiere, la volontà di Dio, ne accoglie il disegno, pur sempre salvifico, anche se talora difficile da accettare». Senza peraltro «trascurare l’altra accezione di giustizia, umana e divina», ovvero quella «virtù per cui diamo a ciascuno ciò che gli spetta». E quest’ultima, ha concluso, «presuppone una tensione verso gli altri, quindi un’intrinseca dimensione di alterità e di dialogo, di carità».

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