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Giustizia e memoria

· L'intervento del decano della Rota Romana ·

Pubblichiamo il testo integrale del discorso tenuto dal decano della Rota romana Pio Vito Pinto in apertura dell'atto accademico di inizio attività 2015-2016 dello Studio rotale svoltosi nel pomeriggio del 4 novembre nella sala Riaria del Palazzo della Cancelleria.

Eminenze Reverendissime,

Eccellentissimi Ambasciatori presso la Santa Sede,

Eccellenze Reverendissime,

Reverendissimi Prelati Uditori,

Illustrissimi Rettori Magnifici e Decani delle Università Romane,

Illustri Avvocati e cari Studenti.

Eccellentissimo Mons. Sostituto,

il Dicastero della Rota Romana da più di un decennio è umile e insieme storico luogo di memoria e di celebrazione di persone ed eventi, tutti protesi a offrire una riflessione profonda del nostro essere al servizio del Successore di Pietro: così fu nel 2003 davanti al Segretario di Stato, e ancora nel 2012 sempre alla presenza del Segretario di Stato e così oggi con Vostra Eccellenza; sempre medesimo il fine in questa triade di eventi: nella Curia, il ruolo del servizio diplomatico della Santa Sede come segno di incondizionata obbedienza al Papa.

Oggi, con la prolusione di Vostra Eccellenza, verrà illustrata una delle prime sollecitudini di Papa Francesco, il rapporto Pietro-Vescovi Capi delle Chiese.

Mi sia concesso di tornare brevemente al tema svolto nel 2013 alla presenza del Segretario di Stato di allora: porre in luce l’alto contributo del servizio diplomatico della Santa Sede nell’arco del 900: tutti i Pontefici, eccetto il primo (S. Pio X) e l’ultimo (S. Giovanni Paolo II; insieme alla misteriosa transizione di Giovanni Paolo I), vennero dal servizio diplomatico della Santa Sede - e tutti Vescovi Capi di Diocesi, eccetto Pio XII – ma il filo, come invisibile ordito lega tutto e tutti, il medesimo che oggi illumina il pontificato di Francesco: la diakonia, servo dei servi il Papa, servi i Vescovi, perché serva è la Chiesa sposa di Cristo servo.

Quando si pensa all’inattesa e quasi miracolosa ascesa al pontificato del diplomatico Giacomo Dalla Chiesa, Sostituto della Segreteria di Stato con Gasparri, Segretario degli Affari Ecclesiastici Straordinari, che assunse il nome di Benedetto XIV, Lambertini, già anche lui Arcivescovo di Bologna nel 1730. Elevato alla porpora da S. Pio X solo un mese prima della sua morte e per questo Papa inatteso (sarà solo una semplice coincidenza che Ratzinger si nomina Benedetto XVI, (dal primo) e con il medesimo tempo di Pontificato? Meno di 8 anni?

Benedetto XV chiama l’antico collega Segretario degli Affari Ecclesiastici Straordinari a suo Cardinale Segretario di Stato. Di Gasparri si conosce la sapienza di sommo giurista, di diplomatico facitore dei Patti Lateranensi (che egli aveva da profeta auspicato già all’inizio del ‘900 con la valida collaborazione dell’Avvocato Pacelli, padre di Pio XII). Ma, di lui è poco nota la virtù evangelica dell’umiltà e anche della povertà. Se un maestro vi fu dato, Eccellenza, nella storia del Vostro servizio diplomatico, quasi profeta del dono che Dio ha concesso in Papa Francesco alla Chiesa, è proprio il Cardinale Pietro Gasparri. La sera prima dell’elezione di Pio XI egli volle incontrare a tu per tu il Cardinale Ratti a cui si rivolse con le parole: Eminentissimo collega, domani Voi sarete eletto Papa (le rimostranze di Ratti: no! Solo Voi!). Gasparri con la sua schiettezza marchigiana lo interruppe; Voi sarete domani Papa, vi consiglio tre cose: date la benedizione Urbi et Orbi, dal Balcone esterno; i Patti Lateranensi, e visitate il Re al Quirinale …

Pio XI non poté che confermarlo Segretario di Stato; accettò, ma alla condizione che fosse per breve tempo; giusto per lasciare il campo libero ad un altro Profeta del Vostro servizio diplomatico: Papa Pacelli, e si nascose e volle essere ignorato nel suo paese natio.

Della capacità di profeta espressa da questo Papa quasi inimitabile esempio della diplomazia della Santa Sede, ricordo solo tre passaggi determinanti per capire il presente. Fu egli a volere personalmente l’oscuro e dimenticato Nunzio in Bulgaria e Turchia Roncalli, Nunzio a Parigi alla fine nel 1945 (De Gaulle …) e quindi nel 1954 Patriarca di Venezia (Cardinale nel secondo dei due soli Concistori cardinalizi celebrati da Pio XII); e nel 1954 l’invio a Milano dell’ex Sostituto della Segreteria di Stato Gianbattista Montini. Come si potrebbe negare il digitus Dei in questi eventi? Roncalli e Montini, come Sacerdoti, Vescovi e diplomatici, così diversi tra loro, e pure legati da profonda fraterna amicizia; ambedue vincolati al Vaticano II e con questo alla Collegialità episcopale, alla dignità del ruolo dei Vescovi Capi delle Chiese. E tutto, nel mistero di Dio, che è ciò che distingue il Vostro servizio di Diplomatico dalla diplomazia delle società politiche, conduce al Pontificato di Papa Francesco.

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11 dicembre 2019

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