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Giustizia e dono

· Il tempo della malattia ·

Beatrice, hai certamente ragione quando dici che è venuto il momento giusto. E colpisce che per questo libro la giustizia dell’inizio abbia le frequenze e i colori del dono.

Semplicemente non siamo abituati a pensare che dono e giustizia si muovano insieme; ci hanno sempre spiegato che donare è buono, ma non giusto: giusto è guadagnarsi le cose. La giustizia ha a che fare con il computo, la misura, la restituzione dei debiti. È quasi inevitabile che il dono appaia in fondo ingiusto. Tollerato, si capisce. Ma pur sempre ingiusto. Lo scrive Roberto Maier aggiunendo che nel cosmo della giustizia il dono è un estraneo, un extra-comunitario cui si fa spazio per buona educazione, ma senza permesso di soggiorno. Basta vedere cosa accade talvolta nel nostro Paese: non c’è nemmeno lo statuto giuridico per la donazione (del tempo, del denaro, dei legami). Lo Stato fa cortocircuito, non ti capisce e non si capisce più, nella terribile impasse: che aliquota imporre al gratuito? D’altra parte, si sa: le cose serie non te le regala nessuno, si guadagnano. Il lavoro, la posizione e il pane quotidiano; saggezza a cui talvolta si allinea anche la coscienza cristiana, dimenticando che, nella sua preghiera più cara, il pane quotidiano non è affatto guadagnato, ma domandato in dono.

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25 aprile 2019

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