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Giustizia per Asifa Bano

· Lo stupro e l’assassinio della piccola musulmana scuotono l’India e rischiano di rinfocolare le tensioni tra comunità religiose ·

 L’India è scesa in piazza ieri per chiedere giustizia per Asifa Bano, la bambina musulmana di soli otto anni violentata e uccisa a Khatua, nello stato di Jammu e Kashmir a gennaio. La vicenda ha rinfocolato le tensioni tra indù e musulmani ed è diventata pubblica in questi giorni, quando documenti e prove sono stati depositati in tribunale. Gli sviluppi del brutale stupro di gruppo e dell’assassinio della piccola stanno generando sgomento e forti proteste in tutto il paese. I dettagli sono agghiaccianti, come il muro di omertà che ha tentato di coprire la verità.

Una veglia in ricordo della bambina nomade a Jammu (Epa)

La piccola, di una tribù nomade, pascolava i cavalli quando è stata vista l’ultima volta vicino al suo villaggio. Era il 10 gennaio. Una settimana dopo è stato ritrovato il corpicino martoriato con i segni della violenza sessuale. È emerso che a organizzare il rapimento e lo stupro era stato un funzionario del governo in pensione. A eseguirlo un branco di amici e parenti, compresi alcuni poliziotti. L’hanno rapita, portata in un tempio indù, drogata, violentata e strangolata. Poi l’hanno colpita ripetutamente alla testa con pietre.

Per la morte di Asifa sono accusati di omicidio otto uomini, compresi quattro agenti di polizia. Il padre della piccola, Muhammad Yusuf Puiwala, che ha abbandonato il villaggio insieme con la sua famiglia, ha chiesto la pena di morte per gli assassini della figlia.

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17 ottobre 2018

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