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​Giuramento
per il futuro

Mezzo secolo fa il discorso di Paolo VI all’assemblea generale dell’Onu, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, segnava uno dei momenti più espressivi di quella volontà di incontro tra Chiesa cattolica e mondo moderno manifestata dal concilio che si stava chiudendo e anche a nome del quale «il Pontefice di Roma» per la prima volta si rivolgeva in questo modo all’umanità. È dunque significativo che Papa Francesco, ricordando al corpo diplomatico il prossimo settantesimo anniversario dell’Onu, nata «dalle ceneri di quell’immane tragedia che è stata la seconda guerra mondiale», abbia citato le parole del suo predecessore.

Tra le più alte espressioni nel Novecento del desiderio di pace, il discorso di Montini indicò l’origine storica dell’Onu: «Il sangue di milioni di uomini e innumerevoli e inaudite sofferenze, inutili stragi e formidabili rovine sanciscono il patto che vi unisce, con un giuramento che deve cambiare la storia futura del mondo: non più la guerra, non più la guerra! La pace, la pace deve guidare le sorti dei popoli e dell’intera umanità». E parlando con «la voce dei morti e dei vivi», soprattutto dei poveri e degli anelanti alla giustizia, Paolo VI sottolineò «il grande principio»: i rapporti fra i popoli devono essere regolati dalla ragione e non dalla forza.

Lo stesso giuramento per il futuro è tornato nel discorso al mondo di Papa Francesco, che nasce dalla meditazione del racconto evangelico della nascita di Gesù, nella quale la tradizione cristiana vede già prefigurato il dramma di Cristo «disprezzato e reietto fino alla morte in croce». Anche oggi il dono divino della pace, che è tuttavia anche una «responsabilità personale e sociale», si trova infatti di fronte al «cuore indurito dell’umanità» e a chi in questo tempo incarna Erode, ha constatato il Pontefice ricordando con angoscia i conflitti che stanno insanguinando il mondo: dagli attentati che hanno sconvolto la Francia agli orrori che straziano la Nigeria.

E ancora una volta il Papa ha condannato davanti ai rappresentanti delle Nazioni del mondo intero il crimine dello stupro contro le donne e la mentalità dello scarto nei confronti di malati, profughi, rifugiati, migranti e di quelli che è tornato a definire «esiliati nascosti»: anziani, disabili, giovani senza lavoro, bambini considerati merce. La famiglia poi rischia di essere svuotata dalla denatalità e da legislazioni che, privilegiando «diverse forme di convivenza», finiscono per ignorarla mentre una «globalizzazione uniformante» avanza e persiste la crisi economica.

Eppure lo sguardo di Francesco resta aperto alla speranza: con un augurio, in questo momento carico di significato, al popolo italiano perché «non ceda al disimpegno e alla tentazione dello scontro». E a poche ore dalla partenza per lo Sri Lanka e le Filippine, il Papa ripete che «la violenza nasce sempre da una mistificazione della religione». E che l’unica via praticabile è quella del dialogo e dell’incontro.

g.m.v.

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15 novembre 2019

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