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Giovanni XXIII seminatore di pace

· Messa dei bergamaschi nella basilica Vaticana a dieci anni dalla beatificazione ·

Nel contesto del grande giubileo, il 3 settembre 2000, Giovanni XXIII veniva proclamato beato insieme a Pio IX e ad altri servi di Dio nella liturgia presieduta da Giovanni Paolo II in piazza San Pietro. All'omelia il Pontefice aveva affermato che «beatificando un suo figlio la Chiesa non intendeva celebrare particolari opzioni storiche da lui compiute, ma piuttosto additarlo all'imitazione e alla venerazione per le sue virtù a lode della grazia divina che in esse risplende».

La stessa venerazione si percepiva, venerdì mattina 3 settembre, nella messa celebrata nella basilica Vaticana a dieci anni dall'evento. L'ha presieduta all'altare che custodisce le spoglie mortali di Papa Roncalli il vicario generale di Bergamo, monsignor Davide Pelucchi, a nome del vescovo diocesano Francesco Beschi. Hanno concelebrato i sacerdoti bergamaschi che svolgono il loro servizio a Roma e il vicario parrocchiale del paese natale del beato, Sotto il Monte, insieme con un folto gruppo di pellegrini comprendente alcuni rappresentanti della famiglia Roncalli.

All'omelia monsignor Pelucchi ha sottolineato come il convinto e perseverante radicamento di Papa Roncalli nel «particolare» delle proprie origini umane ed ecclesiali abbia favorito la sua apertura universale di padre e pastore. Famiglia e parrocchia seppero offrire a Giovanni XXIII una «profonda conoscenza delle cose di Dio». Nella famiglia numerosa e modesta aveva imparato e interiorizzato le linee fondamentali del vivere evangelico. Dal parroco, poi, ricevette una esemplare testimonianza di vita spirituale: anche lui coltivò nel giovane seminarista l'ideale della santità da perseguire a ogni costo, fonte di un'azione pastorale nella quale la priorità riservata a Dio nel culto avrebbe reso feconda la condivisione del vissuto della gente. Così, partendo per il ministero a Roma a metà della sua vita sacerdotale, Angelo Roncalli continuò a vivere le vicende diocesane, il legame con la famiglia e la parrocchia. Ciò lo avrebbe portato a un istintivo dialogo con tutti, improntato a rispetto e stima, e assimilato nella riflessione e nella preghiera.

Divenuto Papa accolse in diverse circostanze i suoi concittadini. Il celebrante si è soffermato sulla storica udienza per la consegna della tiara da parte di mille bergamaschi guidati dal vescovo Piazzi. Accettò il dono con ritrosia e solo dopo aver avuto l'assicurazione di una speciale attenzione di carità verso i poveri. Cedette all'insistenza degli offerenti chiedendo massima semplicità e comunque consigliò di evocare nella tiara i gigli e le rose che nacquero dal sangue versato da sant'Alessandro, patrono di Bergamo. Non tre corone ma piuttosto le virtù teologali: fede, speranza e carità. Senza dimenticare le virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza. E, infine, la pazienza. «Non si va a Dio senza queste sette lampade: le virtù teologali e cardinali. Non si tiene saldo il gomitolo del nostro destino senza il culto della pazienza. E dove c'è la pazienza dimora anche la letizia», disse il Papa in quell'incontro, e monsignor Pelucchi ne ha sottolineato tutta l'attualità. «L'umile Papa Giovanni» — come egli amava definirsi — percorse soprattutto in spirito le vie dell'universalità. Semplicità, bontà e affidamento a Dio lo avrebbero reso capace di cogliere «i segni dei tempi» in Oriente e in Occidente, come diplomatico e «sempre» come pastore, fin quando ricevette il compito di guidare la Chiesa intera sui sentieri della pace e dell'unità tracciati dal Vangelo.

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