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Il poeta tra i Sassi

· Giovanni Pascoli a Matera ·

Proprio sul finire dell’Ottocento la storia di Matera incrocia la vicenda personale di uno dei nostri grandi poeti, Giovanni Pascoli, del quale è stato da poco celebrato il centenario della morte avvenuta a Bologna il 6 aprile 1912.

Giovanni Pascoli nel suo giardino

Egli inizia a Matera, con in tasca una laurea in lettere cum laude conseguita nel giugno 1882, la sua aspra carriera di insegnante: citazione dal lapidario corsivo con cui ci ragguaglia Mariù, sorella sempre attenta e premurosa quando si tratta del suo “Giovannino”, nelle amorose memorie Lungo la vita di Giovanni Pascoli, edite da Vicinelli nel 1961.
Aspettando dunque la nomina, ovvero questa prima destinazione, ottenuta su interessamento del Maestro Giosuè Carducci, che porterà il poeta per due anni, dal 1882 al 1884, a soggiornare, l’eufemismo è d’obbligo data la scarsità di alloggi appena accettabili, nella già enigmatica e silente Matera, città cupamente inserrata attorno a quei Sassi che fungono da infere case per la gran parte degli abitanti presenti all’epoca nel suo territorio.
Il Pascoli vi giunge passata la mezzanotte, in una notte fredda e piovosa tra il 6 e il 7 ottobre del 1882, dopo aver attraversato «foreste paurose al lume della luna, cullato dalla carrozza», sarebbe più esatto dire «dopo molto trabalzar di vettura, al suono delle dolci canzoni del postiglione». Egli stesso racconta questo viaggio da tregenda «per vie selvagge attraverso luoghi che io ho intravisto notturnamente, sinistramente belli», confidandosi in una delle lettere spedite da subito alle sorelle, Ida e Maria, rimaste a casa in trepida attesa di notizie.
Lasciamo allo scrittore Giovanni Caserta il compito di documentare l’incomodo arrivo del poeta nella città lucana: essendo l’ora parecchio tarda e la pioggia insistente, il novello professore è costretto a riparare in un androne di palazzo, seduto sulle proprie valigie, in attesa che venga il mattino a illuminare il primo giorno di lezione come docente di latino e greco presso il locale ginnasio-liceo, intitolato all’illustre giurista materano Emanuele Duni, peraltro ospitato nella storica sede del Seminario arcivescovile in palazzo Lanfranchi fin dal 1864, anno di fondazione all’indomani della appena proclamata unità d’Italia. Con il passare dei giorni, le cose migliorano di poco e il Pascoli deve accontentarsi di stanze buie, infestate da insetti, prive di comodità. Per fortuna i disagi nell’accomodamento quotidiano in questa città di Matera «abbastanza bella sebbene un po’ lercia» non avranno il potere di distoglierlo da quello che, sin dai primi approcci con l’ambiente scolastico, diverrà il suo precipuo scopo, ovvero comunicare agli allievi l’amore per la cultura classica, in ciò fortemente ostacolato dalla difficoltà di reperire la “materia prima”, quei libri che da oltre vent’anni non vengono più acquistati, tanto meno consultati i pochi esistenti, dagli stessi colleghi professori «che paiono avere la scienza infusa»… In questi termini Giovanni Pascoli sfoga le sue contrarietà tra uno scritto e l’altro al Carducci.
E poi sovviene l’intuizione… ricreare, dopo averla strappata all’oblio di un convento inabitato, una biblioteca che finora ha custodito le opere dei padri della Chiesa, ove finalmente accomodarsi in tranquillità a leggere, consultare, aggiornare i propri studi e quelli degli allievi più solerti, grazie a nuovi volumi acquistati su incarico comunale.

di Mirella Violi

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23 aprile 2019

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