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Giovani senza speranza società senza futuro

· Benedetto XVI alla plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura ·

«Se i giovani non sperassero e non progredissero più, se non inserissero nelle dinamiche storiche la loro energia, la loro vitalità, la loro capacità di anticipare il futuro, ci ritroveremmo un’umanità ripiegata su se stessa, priva di fiducia e di uno sguardo positivo verso il domani». In poche parole: se i giovani perdono la speranza, la società non ha futuro. Ne è convinto Benedetto XVI che stamane, giovedì 7 febbraio, ha parlato delle culture giovanili emergenti con i membri  del Pontificio Consiglio della Cultura,  ricevuti in occasione dell’assemblea plenaria.

Il Papa ha rilanciato la preoccupazione di tutta la Chiesa per l’«emergenza educativa», alla quale — ha detto — «vanno affiancate altre “emergenze”, che toccano le diverse dimensioni della persona e le sue relazioni fondamentali e a cui non si può rispondere in modo evasivo e banale».

Il pensiero del Pontefice è andato in particolare alle difficoltà dei giovani nel mondo del lavoro e alla loro «fatica di essere fedeli nel tempo alle responsabilità assunte». Ma non ha mancato di evidenziare i «fenomeni decisamente positivi», come «gli slanci generosi e coraggiosi di tanti giovani volontari che dedicano ai bisognosi le loro migliori energie; le esperienze di fede sincera e profonda di tanti ragazzi e ragazze che con gioia testimoniano la loro appartenenza alla Chiesa; gli sforzi compiuti per costruire, in tante parti del mondo, società capaci di rispettare la libertà e la dignità di tutti, cominciando dai più piccoli e deboli».

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