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Giovani, famiglia e bene comune

· A Senigallia una settimana formativa promossa dalla Conferenza episcopale italiana ·

In Spagna li chiamano géneracion ni-ni . Concetto che riassume la condizione di un ragazzo adulto che non studia e non lavora, e ovviamente, vive con i genitori. In Francia li chiamano Tanguy , dall'omonimo film uscito nel 2001, che narra la storia di un giovane che a 28 anni vive ancora con i genitori. O adulescent , dalla contrazione di adulte e adolescence . In Germania li chiamano nesthocker — uccello che resta nel nido. In Polonia li definiscono na garnuszku rodziców — nelle tasche dei genitori.

In Italia, l'ultimo rapporto Istat conferma che i giovani che non studiano e non lavorano raggiungono quasi il 30 per cento. Sono i giovani, infatti, le principali vittime della crisi economica. E i dati dimostrano che è la famiglia il vero ammortizzatore sociale, insieme, e forse più, della cassa integrazione, contro gli effetti devastanti della crisi. Le famiglie hanno costituito un efficace welfare di sostegno a chi è più in difficoltà a causa della disoccupazione.

Tutto ciò ha una spiegazione antropologica. La famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, assicura quella solidarietà intergenerazionale che trasmette amore e giustizia alle generazioni future. Naturalmente anche la famiglia «lunga», quella in cui stazionano per anni e anni gli «adolescentoni» o i giovani che non riescono a trovare lavoro, deve dar luogo a nuove famiglie in cui i giovani dell'era del consumismo affettivo e della fuga dalle responsabilità possano scoprire la bellezza del matrimonio.

Vi è una strettissima relazione tra famiglia, lavoro e giovani. «Quando la precarietà del lavoro — ha affermato Benedetto XVI il 12 ottobre  2007 in occasione del centenario della prima Settimana sociale dei cattolici italiani — non permette ai giovani di costruire una loro famiglia, lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso». In una società liquida, cioè attraversata da un individualismo libertario che ha una visione dissipativa dell'umano, la famiglia è uno dei principali fattori di solidità del  vivere civile.

Il principale fenomeno che minaccia la famiglia  la crisi educativa, con padri-amiconi e insegnanti-socializzatori che dimenticano che l'educazione è sempre l'incontro tra un'autorità e una libertà e che educare è introdurre nella realtà. Perennemente citata nei programmi politici di tutti i partiti, la famiglia è all'atto pratico, oggetto di una incomprensibile disattenzione. La famiglia non ha bisogno d'assistenza, ma come l'insieme del sistema economico, di politiche e di investimenti audaci e duraturi per la crescita. Queste politiche per la famiglia hanno un nome: quoziente familiare. È nella famiglia che questione sociale e questione antropologica si incontrano. La famiglia, nella sua natura più profonda, incarna i quattro principi cardine della dottrina sociale della Chiesa. È in famiglia che si scopre la dignità della persona. È in famiglia che si vive il principio di solidarietà, quando i grandi si preoccupano dei più piccoli e gli adulti non abbandonano gli anziani. La libertà della famiglia di organizzare attività economiche, educative e sociali, incarna il principio di sussidiarietà. Il capitale sociale prodotto dalla famiglia sta alla base del bene comune. Quando si rinuncia all' apartheid del chiudersi nel proprio appartamento, il noi della comunità coniugale fermenta verso un noi più grande, il noi del bene comune. Le famiglie escono dal privato per assumere consapevolezza di essere ricchezza sociale.

«Dal noi della famiglia al noi del bene comune» è il titolo della Settimana che la Conferenza episcopale italiana dedica alla famiglia e che è in programma nelle Marche, a Senigallia, dal 18 al 22 giugno. Nel cammino preparatorio verso il XXV Congresso eucaristico nazionale che si svolgerà nel 2011 ad Ancona, la Settimana di formazione dei responsabili della pastorale familiare può essere un'occasione per riflettere sul futuro dei giovani e della famiglia creando momenti di reciproco arricchimento tra chi si occupa di lavoro, di pace, di custodia del creato e chi vive in profondità il valore spirituale e sociale del sacramento del matrimonio. Attenzione agli ultimi, pace, accoglienza agli immigrati, impegno contro la disoccupazione, alleanza educativa tra scuola e genitori, civilizzazione affettiva dei «nativi digitali», fanno rima con pastorale familiare.

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