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Giovani difficili in tempi non facili

· Un libro di riflessioni a cura di Leonardo Sapienza ·

La vita non è un palcoscenico è il titolo di un libro di riflessioni proposte ai giovani per superare la passività e la sfiducia. Ne è autore il sacerdote rogazionista Leonardo Sapienza, addetto per il Protocollo della prefettura della Casa Pontificia (Roma, Editrice Rogate, giugno 2010, pagine 94, euro 10), che ha all'attivo numerosi testi di catechesi sulle vocazioni. Di seguito pubblichiamo ampi stralci dei primi due capitoli Non è facile essere giovani e Attori.


I giovani più sensibili avvertono il malessere del nostro tempo e ne sono disorientati. Non sanno più in che cosa credere, in quale direzione muoversi, quale posto cercare nella vita, quale affidamento fare sul futuro.

La maggioranza concorda su un punto: non avere figli e, comunque, non volerne più di uno o al massimo due. In Italia si registra il più basso incremento di popolazione. Tanto che, recentemente, il cardinale Bagnasco ha affermato: «...l'Italia sta andando verso un lento suicidio demografico: oltre il 50 per cento delle famiglie oggi è senza figli, e tra quelle che ne hanno, quasi la metà ne contemplano uno solo, il resto due, e solamente il 5, 1 per cento delle famiglie ha tre o più di tre figli». «È giusto — commentano i giovani — che sia così. Quale futuro potremmo offrire ai nostri figli? Quali certezze?».

È giusto che tutti ci preoccupiamo del futuro, perché là dobbiamo passare il resto della nostra vita!

Ma quante generazioni, prima di noi, hanno avuto gli stessi timori?

L'avvenire non si aspetta, gli si va incontro.

Quanti, prima di noi, si sono chiesti se sarebbero mai riusciti nella vita a trovare una giusta sistemazione? Poi, buttati allo sbaraglio, hanno saputo costruire qualcosa.

Ci riusciranno anche i giovani di oggi.

Dopo tante inquietudini, dopo essersi crogiolati nella paura del presente e nell'angoscia del futuro, accetteranno anch'essi la vita e a scossoni, un po' sperando e un po' disperando, la percorreranno fino in fondo.

Paolo VI diceva: « per le nature difficili non esistono soluzioni facili». È un errore credere di riuscire facilmente in tutto. Tutto è difficile prima di essere semplice...

Così scrive un giovane: «Sono un ragazzo di 26 anni, ma per vicissitudini e bagaglio di esperienza, mi ritrovo ad essere più maturo della maggior parte dei miei coetanei... Sembra un po' presuntuoso parlare così, ma trovo riscontro di questa mia impressione proprio nel confronto quotidiano con chi mi sta intorno.

Io sono piuttosto arrabbiato e critico nei confronti proprio di me stesso, prima ancora che degli altri. Mi sono diplomato al liceo classico con il massimo dei voti, mi sono laureato in giurisprudenza lavorando, mi sto specializzando e sto lavorando sodo per raggiungere i miei obiettivi (o, almeno, provarci: sappiamo che nel nostro amato e detestato Paese, il merito e l'impegno contano limitatamente ai fini di cui sopra). Eppure ho mille cose da rimproverarmi.

Ho commesso errori sciocchi e non più rimediabili, ho perso tempo prezioso solo per leggerezza, ho compromesso delle possibilità solo per non essere stato lucido a sufficienza quando era il momento di valutarle. Sto cercando di rimediare laddove è possibile, ma non sempre è facile, e nemmeno fattibile. Mi rimane solo una cosa da fare: lavorare.

Un nostro eroe nazionale, l'ineguagliabile e compianto giudice Paolo Borsellino, diceva che “l'importante è compiere il proprio dovere”. La gratificazione e il conforto che ci offrono la disciplina, il sacrificio e l'abnegazione, non hanno pari.

Fra mille incertezze e critiche a me stesso rivolte, stringo i denti e faccio quanto nelle mie possibilità è necessario, riprovo ad andare oltre».

Consòlati: errori ne abbiamo commessi tutti, e ancora ne commettiamo. E abbiamo commesso anche tante sciocchezze. Il successo è un impostore. Ma anche un grande maestro. Uno smacco, se sappiamo farne tesoro, ci  insegna  più di cento grandi vittorie.

Il successo ci illude di essere grandi, più abili di quello che non siamo, e anche più fortunati. Ma non è così. Siamo in balìa, in perenne balìa di tutto e di tutti. Battiamoci con onore e non malediciamo la sorte se questa ci volge le spalle o, peggio, si accanisce contro di noi.

Se l'uomo non fosse messo quotidianamente alla prova, se tanti ostacoli non si parassero davanti a lui, se il destino non ci lanciasse tanti guanti di sfida, saremmo degli esseri inerti.

Aveva ragione il giudice Paolo Borsellino, che ha combattuto fino in fondo la sua difficile e pericolosa battaglia, perdendola sulla carta, perché fu ucciso dalla mafia, ma vincendola idealmente assurgendo al rango di eroe.

Metti nel conto tutto, ma proprio tutto. E più di tutto i rovesci della vita; e ricorda le parole di Seneca: «La virtù senza le avversità marcisce».

Accetteresti di essere felice a patto di essere imbecille? Niente accade per niente, a nessuno. Neanche l'uomo più felice, cioè che tale sembra, lo è sempre! Lo crede soltanto, e questa è un'illusione, non è la felicità.

Armiamoci, non deponiamo le armi, stiamo sempre sul chi vive e guardiamoci dai nemici, i più subdoli e crudeli, quelli che potrebbero farci più male.

Non abbassiamo mai la guardia, gli occhi rivolti al cielo, la coscienza in pace con noi stessi e con gli altri.

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