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Giovani
in cammino nella storia

· Il cardinale Parolin alla veglia mariana nel santuario di San Gabriele dell’Addolorata ·

Sabato 11 maggio, presso il santuario di San Gabriele dell’Addolorata (Teramo) si è svolta la Veglia mariana internazionale dei giovani sul tema «Non è qui. È risorto. In cammino con Maria». Pubblichiamo l’intervento del cardinale segretario di Stato che ha presieduto l’incontro.

Cari amici, è una grande gioia incontravi questo pomeriggio e constatare che siete venuti in tanti alla Veglia internazionale mariana.

A tutti voi rivolgo un saluto fraterno e lo faccio con le stesse parole con cui Papa Francesco ha iniziato i suoi discorsi e le sue omelie durante il recente viaggio in Bulgaria e Macedonia del Nord: Cristo è risorto! È il saluto tradizionale che si scambiano i cristiani d’Oriente nel tempo pasquale, al quale rispondono: Sì, è veramente risorto! Siamo così immediatamente rimandati al titolo di questa Veglia: «Non è qui. È risorto. In cammino con Maria».

Oltre ai giovani qui riuniti, saluto quelli che sono collegati con noi via satellite; grazie a loro, possiamo davvero fare esperienza viva di quella universalità di cui la Chiesa è segno e strumento, come ci ricorda il concilio Vaticano II (cfr. LG n. 1).

Con questa solenne veglia diamo inizio al cammino di preparazione alla celebrazione del centenario della canonizzazione di san Gabriele dell’Addolorata, patrono dei giovani cattolici dell’Italia e dell’Abruzzo.

Vorrei innanzitutto richiamare alla vostra attenzione il legame, forte fin dal suo nome — Gabriele dell’Addolorata — del giovane “damerino”, come lo chiamavano i suoi amici, con Maria, la Madre di Gesù.

Anche noi questa sera, pensando a san Gabriele, siamo invitati a ritornare con il cuore e la mente sotto la croce insieme con l’Addolorata (cfr. Gv 19, 25).

Maria, ai piedi della croce, ci testimonia la sua fortezza, il suo coraggio, la sua speranza: Gesù, il crocifisso, non poteva restare nel sepolcro.

Maria non ha avuto bisogno di andare a vedere o di chiedere, come Tommaso, di mettere il dito nel suo costato (cfr. Gv 20, 25). Lei si è fidata di Gesù, che ha visto crescere, lavorare, predicare e donare la vita per l’umanità.

Dopo la sepoltura del Maestro, in silenzio ha accompagnato l’esperienza dei discepoli, impauriti e increduli. Come noi, tante volte!

Ma lei, che custodiva nel suo cuore ciò che aveva visto, era in preghiera e sosteneva i suoi con la certezza della fede. Maria non abbandona mai la Chiesa che ha visto nascere. Anzi, la sostiene e la spinge lungo le vie della storia.

Anche noi questa sera, insieme a Maria, vogliamo riprendere il nostro cammino con la gioia di sapere che «Lui non è qui, è risorto» (Lc 24, 6)

A voi, cari giovani, vorrei affidare questo grande e impegnativo compito: annunciate a tutti che Cristo vive, come ci ha ricordato Papa Francesco nella sua lettera apostolica a voi indirizzata, Christus vivit: «Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza del mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita ... Lui vive e ti vuole vivo!» (n. 1).

L’esperienza di Maria, che questa sera abbiamo vissuto insieme nella preghiera in unione con comunità ecclesiali di quattro continenti, deve animare sempre più la nostra vita.

Siamo chiamati a non aver paura di cercare, di verificare, di approfondire senza restare fermi, ma camminando nella storia, perché il Risorto cammina con noi.

San Gabriele, come Maria, lo aveva compreso: studiava, frequentava gli ambienti del suo tempo, serviva i fratelli in difficoltà, era assiduo nella formazione cristiana. Era un giovane con la vita simile a quella dei suoi coetanei, sebbene colma del rapporto del tutto unico che lo univa a Dio.

Cari giovani, non abbiate paura di accogliere le sfide del nostro tempo, soprattutto quelle legate alla globalizzazione e alla ricerca scientifica. Anzi, è un grande dono e una grande opportunità per sentirsi parte di una società da costruire anche con il vostro contributo.

Gesù non è il profeta di un nuovo messaggio religioso o sociale, ma è, come ci ha ricordato san Giovanni Paolo II nella sua enciclica Redemptor hominis, il «centro del cosmo e della storia» (n. 1).

San Gabriele lo ha sperimentato in prima persona: senza il Risorto non si può vivere pienamente la propria esistenza. Aveva cercato in tutti i modi di sfuggirgli, ma alla fine ha dovuto cedere, perché la sua vita era piena solo con lui, il vivente.

Sono certo che il cammino di preparazione e gli eventi celebrativi del centenario della canonizzazione di san Gabriele dell’Addolorata saranno un grande dono non solo per la Chiesa di Teramo-Atri, ma per tutta la Chiesa.

Inoltre, la provvidenziale circostanza del centenario della nascita di san Giovanni Paolo II, ideatore delle giornate mondiali della gioventù, oggetto di studio del convegno internazionale che si sta svolgendo in questi giorni, è un invito a tutti voi a impegnarvi sempre di più nella pastorale giovanile, cercando vie nuove per annunciare il Vangelo alle nuove generazioni.

I giovani attendono una proposta significativa e testimoni credibili per imparare a progettare la propria esistenza. La presenza di numerose realtà istituzionali ed ecclesiali, che ringrazio per la loro partecipazione e il sostegno alle iniziative programmate, sono una viva testimonianza che insieme è possibile servire le nuove generazioni con creatività e lungimiranza.

Affidiamo a Maria, a san Gabriele e a san Giovanni Paolo II tutti i giovani del mondo e accogliamo con gioia e gratitudine la benedizione del Signore.

di Pietro Parolin

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20 ottobre 2019

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