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Giotto e la luce

· ​Sull’audacia innovativa del padre della pittura italiana ·

Nuova luce su Giotto: questa, in sintesi, è l’esperienza vissuta dai centonovantamila visitatori della mostra milanese Giotto, l’Italia, realizzata da Electa con Palazzo Reale di Milano, di recente conclusasi e a partire dalla quale prende ora le mosse un programma di ricerca scientifica, convegni, pubblicazioni che si svilupperà nel corso del 2016 con la collaborazione di enti pubblici e di fondazioni private. 

Polittico Stefaneschi,  il velo di Plautilla  (secondo decennio del Trecento, particolare dal verso)

Lo scrive Pietro Petraroia aggiungendo che la mostra, dunque, non è finita del tutto, anzi è stata un inizio. Nata in occasione di Expo Milano 2015 per proporre agli italiani e a un pubblico internazionale l’incontro a tu per tu con il sommo artista che ha dato origine alla pittura italiana, ha accompagnato anche la conclusione dell’Anno internazionale della luce: una coincidenza che possiamo cogliere come suggerimento a leggere l’innovazione giottesca proprio secondo l’esperienza della luce.

L’incontro diretto con Giotto, in una mostra senza precedenti per il numero di sue opere poste a confronto, ci sollecita infatti a capire meglio come in Italia, fra Duecento e Trecento, sia maturata una nuova comprensione della luce: quella naturale, della quale gode il nostro sguardo rivolto al mondo attorno a noi, fino al cosmo; quella della conoscenza, che abilita il nostro intelletto alla comprensione sia del mondo che delle persone; quella teologica, nel suo riferimento a Dio stesso, da cui irradia incessantemente una nuova visione di ciò che siamo.

Nella storia, a ogni cambiamento di comprensione e di uso della luce — nell’ambiente, nel pensiero, nella lingua — corrisponde una mutazione significativa della percezione di noi stessi e del mondo.

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18 gennaio 2020

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