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Giorni di gioia e speranza

· Nell’udienza generale alla vigilia del Triduo pasquale il Papa ricorda il viaggio in Messico e Cuba ·

Appello per un’umanità libera dalla terribile minaccia delle mine antipersona

Il viaggio in Messico e a Cuba è stato segnato da «giorni indimenticabili di gioia e di speranza» che «rimarranno impressi nel cuore» del Papa. Lo ha confidato lo stesso Benedetto XVI ricordandone i momenti più significativi durante l’udienza generale di mercoledì 4 aprile, in piazza San Pietro.

Nel richiamare le occasioni che hanno motivato la sua visita — il bicentenario dell’indipendenza del Messico e di altri Paesi latinoamericani, il ventennio dei rapporti diplomatici tra Messico e Santa Sede e il quarto centenario del ritrovamento dell’immagine della Vergine della Carità del Cobre a Cuba — il Pontefice ha anche ribadito che con il suo pellegrinaggio ha «voluto abbracciare idealmente l’intero continente, invitando tutti a vivere insieme nella speranza e nell’impegno concreto di camminare uniti verso un futuro migliore».

Dopo averne ripercorso le diverse tappe, il Papa ha tracciato un bilancio molto positivo del viaggio, assicurando che «ha avuto la desiderata riuscita pastorale». Quindi ha rivolto un augurio alle popolazioni messicana e cubana: «Possano ricavarne frutti abbondanti per costruire nella comunione ecclesiale e con coraggio evangelico un futuro di pace e di fraternità».

Nella stessa catechesi Benedetto XVI ha parlato anche del Triduo pasquale, che si apre giovedì pomeriggio con la messa «in cena Domini». Tutta la missione di Cristo, ha sottolineato, «è orientata a questa ora, caratterizzata da due aspetti che si illuminano reciprocamente»: quello del «passaggio» e quello dell’«amore fino alla fine» che «fa “passare” Gesù stesso attraverso l’abisso del male e della morte e lo fa uscire nello “spazio” nuovo della risurrezione». Ognuno di noi — ha ricordato — «è stato amato da Gesù fino al dono totale di sé sulla croce». Da qui l’invito a lasciarsi raggiungere e trasformare da questo amore «perché veramente si realizzi in noi la risurrezione».

Dal Papa, infine, un pensiero alle vittime delle mine antipersona e un incoraggiamento a «tutti coloro che si impegnano per liberare l’umanità da questi terribili e subdoli ordigni».

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16 ottobre 2019

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