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Giorgio La Pira e la Costituzione

Riproduciamo la lettera che Giorgio La Pira scrisse a Fioretta Mazzei il 24 luglio 1946, su carta intestata dell’assemblea costituente, è una delle oltre seicento missive del carteggio inedito che sarà pubblicato nel 2017, a quarant’anni dalla morte del sindaco santo.

"Cara Fioretta, oggi è stata una giornata — finalmente! — molto buona: tre discorsi sostanziosi, energici, programmatici: incrocio di forze, duello di principi, solida impostazione di problemi, concretezza di rapporti vagliati e sagomati: insomma una cosa seria. Togliatti, uomo di misura e di calcolata tattica, guida sicura, e pericolosa per noi, del suo partito; Gronchi, anche lui uomo di strategia politica, di serrata logica, di concreta impostazione; Pacciardi, un repubblicano di fede, di larghezza e di energia: insomma siamo stati per tre ore e mezzo attenti e non ci siamo stancati. Siamo anzi usciti — la prima volta! — davvero contenti. Così si parla, così si combatte, così si allineano le forze e così solo si dà serietà di volto all’assemblea costituente.

La Pira durante un comizio quando era sindaco di Firenze

Domani risposta di De Gasperi e chiusura della sessione; noi, però, della commissione per la costituzione restiamo al lavoro: ma prenderemo pure noi qualche vacanza (e parleremo). Ed ora un’altra cosa di cui sono contento e che costituisce la mia ragione di essere nell’assemblea: l’inserzione, nel progetto di costituzione, di un primo articolo che vorrei desse il tono a tutta la costituzione, disegnandone l’architettura e definendone l’ispirazione.

Suona così: nello stato italiano che riconosce l’origine e la destinazione divina dell’uomo, scopo della costituzione è il presidio e il potenziamento della persona umana e degli enti sociali nei quali essa si integra e progressivamente si espande.

Riusciremo a murare questa pietra d’angolo? È quello che io spero tanto: e se ciò avvenisse la ragione della mia presenza qui sarebbe trovata.

Spero molto: comunque è questa la mia trincea: perché da questa impostazione dipende tutto il valore cristiano della costituzione. Preghi la Madonna, a Loreto, e faccia pregare per questo fine specifico: e se vengo vengo sovrattutto per chiedere questa grazia. Impegni i malati e le suore di clausura che conosce. Sarebbe tanto bello che la nostra costituzione portasse nelle sue strutture questo soffio sostanzioso di pensiero cristiano. Mobilitare tutte le forze della preghiera: scomodare tutti i santi di su e di giù per quest’unico fine. Va bene?

Dev.mo in Xto, La Pira"

"Come voterebbe Giorgio La Pira al referendum costituzionale? si chiede Giampaolo Mattei. Questione non da poco, perché il «sindaco santo» è stato tra i più diretti protagonisti dell’architettura e dell’estensione della Carta. Coinvolgendo persino due Papi che, si potrebbe dire, risultano tra gli «autori» dell’articolo 7: il testo è preso pari pari dall’enciclica Immortale Dei scritta nel 1885 da Leone XIII. E a tradurlo dal latino per La Pira fu nientemeno che monsignor Giovanni Battista Montini — il futuro Paolo vi — in una forma tale da ottenere il consenso dell’assemblea, Palmiro Togliatti compreso. A testimoniarlo c’è la lettera (pubblicata qui sotto) che La Pira scrisse a Papa Montini l’8 agosto 1964 per ricordare, appunto, la genesi dell’articolo 7.

La vera questione, però, non è stabilire se la Pira avrebbe oggi sostenuto il sì o il no. Conta molto di più cogliere nei suoi scritti un contributo ancora attualissimo per la riflessione e la prassi politica, nel senso più alto e autentico. Proprio in questa prospettiva la Libreria editrice fiorentina ha appena pubblicato un volume che raccoglie relazioni e interventi di La Pira nell’assemblea costituente (Giorgio La Pira e la Costituzione a cura di Nino Giordano – Firenze, 2016 - pagine 156, euro 9). Insomma, fin dal primo progetto, la Costituzione ha per La Pira un’architrave cristiana irrinunciabile: «Il concetto della persona che si estrinseca in tante comunità crescenti, che la integrano senza opprimerla». Una spiegazione semplice che egli stesso volle suggerire insistentemente ai giovani, suoi interlocutori privilegiati insieme ai poveri. E qui si tocca un altro punto focale che non passa mai di moda: il dialogo schietto e sempre programmatico tra La Pira e le nuove generazioni. Un confronto — meglio, un incontro e una scoperta — che dura ancora oggi. E questo ruolo di maestro, che apre sempre nuove prospettive, viene oggi riconosciuto al professore anche da Papa Francesco: il 10 agosto ha incontrato i giovani dell’Opera fiorentina intitolata a La Pira e li ha incoraggiati a impegnarsi in politica proprio secondo l’insegnamento del «professore»".

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24 ottobre 2019

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