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In Giordania lavorano 60.000 bambini siriani

· Mentre i fondi dell’Agenzia dell’Onu per l’assistenza ai rifugiati palestinesi sono insufficienti ·

Bambini siriani nel campo profughi di Al Zaatari in Giordania (Reuters)

Circa 60.000 bambini rifugiati siriani lavorano in Giordania, pari al 70 per cento della forza lavoro minorile nel Regno hascemita, in violazione della legge che proibisce l’impiego di lavoratori sotto i 16 anni. È quanto emerge da un’indagine realizzata dallo Strategic centre for studies, dell’Università di Amman. Secondo lo stesso studio, 45.000 di questi minori lavorano in condizioni pericolose che mettono a repentaglio la loro salute e anche la loro vita, per esempio per l’uso di sostanze chimiche e la mancanza di luce. I bambini sono poi sottopagati dai loro datori di lavoro.

Sempre ad Amman avrà luogo il 18 giugno una riunione tra responsabili governativi di diversi paesi dell’Unione europea e altri dei paesi arabi per discutere i problemi finanziari dell’Agenzia dell’Onu per l’assistenza ai rifugiati palestinesi (Unrwa). I partecipanti prepareranno una stima accurata del fabbisogno dell’Unrwa che sarà presentata durante un incontro internazionale di donatori entro la fine di giugno.

Le autorità palestinesi e giordane sono preoccupate per il futuro dell’Unrwa, che fornisce soprattutto servizi nei campi della sanità e dell’istruzione a diversi milioni di persone nel Regno hascemita, in Libano, in Cisgiordania e anche a Gaza. I fondi stimati sono insufficienti, e alcune fonti stimano un deficit di 174 milioni di dollari per quest’anno.

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21 giugno 2018

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