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Gioielli per il viaggiatore

· Prima guida in lingua araba al Vaticano ·

È la prima guida in lingua araba quella di Edmond Farhat, arcivescovo titolare di Byblos, sangue e cultura maronita, nunzio apostolico già nell’Africa settentrionale (Algeria e Tunisia) e poi in Libia, Macedonia e Slovenia per concludere il suo servizio come diplomatico del Sommo Pontefice nella Repubblica austriaca. Il titolo dato al volume Il Vaticano, i suoi significati e i suoi monumenti, Al Fatykaan fy Ma’aaniyhi wa Mabaaniyhi (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2015, pagine 172, euro 17) già indica la particolarità della pubblicazione, come dire: non può essere questa una semplice guida turistica, o meglio, non si pensi che questa sia una ordinaria guida turistica perché lo scopo dell’autore è quello di dire al viaggiatore arabo che il Vaticano e ogni suo monumento hanno un preciso significato che ha origini lontane, nel tempo e nello spazio, e che partono dal messaggio apostolico e dal suo stabilirsi nella Roma augustea. Il volume viene presentato, mercoledì 20 maggio, all’Istituto Patristico Augustinianum. 

C’è, in questa metodologia, tutta la tradizione del librario R. Baedeker di Coblenza che con il volume Rheinreise von Mainz bis Koln. Handbuch für Schnellreisend di J. A. Kleine del 1836 continuò l’opera dell’inglese John Murray (superandolo però per la scrupolosa esattezza delle discrezioni offerte al viaggiatore) di dare al lettore le conoscenze utili per capire i monumenti all’interno delle istituzioni in cui erano sorti.
Tuttavia il fascino del volume di Edmond Farhat va ben al di là del modello Baedeker, perché si pone lungo gli insegnamenti tracciati dagli Itinerari e dai Mirabilia medievali che accompagnavano i pellegrini alla visita delle tombe degli apostoli e che non contenevano solo elenchi di dati per visitare Chiese e palazzi ma chiosavano con descrizioni di usi, costumi e tradizioni i siti da visitare. Quei Mirabilia e quegli Itinerari furono poi modelli per una infinità di Guide che dal secolo xvi giungono fino agli Itinerari istruttivi di M. Vasi e A. Nibby, Roma, 1818 e alla Nuova descrizione di C. Fea, Roma, 1820, attraverso una miriade di Trattati e Cose memorabili descritti dal Faleni (Roma, 1620) e dal Pinaroli (Roma, 1700) dove mente e cuore erano a base della narrazione della Roma pontificia in ogni sua angolazione.
E mente e cuore Edmond Farhat ha messo in questo volume perché il cuore in lui accompagna sempre l’intendimento critico di quanto espone e i criteri razionali di distribuzione delle singole materie che vuole fare conoscere lasciando poi al visitatore la libertà di giudizio su quanto descrive e annota.
L’oggetto del volume è il più piccolo Stato della terra, appena 44 ettari, con una larghezza massima da ovest a est fino all’ingresso di piazza san Pietro di 1045 metri. Tutto qui, si dirà, ma nessun territorio al mondo contiene una ricchezza di ricordi, di storia e di memorie quanto quei 44 ettari di terra, 440.000 metri quadrati. A partire dal nome, perché Gellio, (xvi, 17) e Agostino di Ippona, (De Civitate Dei, iv, 21) riportano che Vaticano sta per Vagitano, il dio che protegge il vagito dei neonati, ma lo stesso Gellio in altra parte della sua opera ne vuole la sua derivazione da vaticinium: tutto rivà dunque a un luogo sacro, un luogo cioè che interpreta i bisogni di un’umanità dolente e necessaria di aiuto, ben prima che esistesse Roma, fatto che è confermato dal ritrovamento negli scavi del 1609, sotto la basilica petrina, del Phrigianum, il santuario di Cibele che emetteva responsi attraverso la bocca dell’arcigallo.

di Onorato Bucci

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12 novembre 2019

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