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Gioia e preoccupazione

· ​Dopo la sentenza di assoluzione per Asia Bibi ·

La gioia per la liberazione di Asia Bibi non cancella la preoccupazione per la condizione delle minoranze religiose in Pakistan. È quanto, nella sostanza, sostiene il segretario generale del World Council of Churches (Wcc) Olav Fykse Tveit in una dichiarazione diffusa in seguito alla sentenza della Corte suprema pakistana che, come è noto, mercoledì 31 ha assolto in appello la donna cattolica condannata a morte per blasfemia nel 2010 e, suo malgrado, divenuta simbolo dell’intolleranza religiosa, della mancanza di dialogo e dell’odio persecutorio. Una preoccupazione, quella del leader dell’organizzazione ecumenica, che trova immediato riscontro nelle violente manifestazioni di piazza inscenate subito dopo la diffusione del verdetto assolutorio. Nelle principali città pakistane sono ancora in corso le proteste dei fondamentalisti, con scontri con la polizia e minacce di morte ai giudici della Corte suprema. Mentre a Lahore e in tutto il Punjab, per motivi di sicurezza, è stata disposta la chiusura delle scuole cristiane.
Esprimendo soddisfazione per un verdetto che corregge una ingiusta e lunga dentenzione, Tveit osserva che tale sentenza «non elimina le molte sfide poste dalle leggi sulla blasfemia a tutte le minoranze religiose emarginate del Pakistan». Pertanto, si rinnova l’appello al governo pakistano «per rivedere le sue leggi sulla blasfemia, per frenare gli abusi e per eliminare pregiudizi discriminatori nei confronti delle minoranze religiose». In questo senso, ha aggiunto il segretario generale del Wcc, «chiediamo la parità di cittadinanza e diritti per tutti i pakistani a prescindere dall’appartenenza religiosa. E preghiamo affinché la pace e l’armonia prevalgano tra tutte le comunità pakistane».

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23 novembre 2019

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