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Gioia
della misericordia

· La Vergine Maria nel racconto evangelico ·

La convinzione che la contemplazione della figura di Maria sia via privilegiata verso la conoscenza e l’adorazione del mistero salvifico fa parte della grande tradizione cristiana indivisa: Zwinglio, il riformatore di Zurigo, non esitava ad affermare che «quanto più cresce la gloria e l’amore di Cristo Gesù fra gli uomini, tanto più cresce la valorizzazione e la gloria di Maria, perché Maria ci ha generato un Signore e Redentore così grande e ricco di grazia» (Marienpredigt). 

E Karl Barth, il grande teologo evangelico che nella Kirchliche Dogmatik strenuamente aveva difeso il dogma della verginità di Maria, diceva: «Maria è semplicemente l’essere umano a cui accade il miracolo della rivelazione». Chi contempla Maria si approssima insomma al cuore stesso della rivelazione e si apre alla verità più profonda dell’essere della creatura davanti al Creatore. Mosso da questa convinzione, Paul Claudel asseriva: «Semplicemente perché tu esisti, madre di Gesù, che tu sia ringraziata». E il poeta Novalis non esitava a scrivere: «Chi, madre, t’ha veduta una volta, non subirà mai più l’incanto del male». Alle voci del cristianesimo occidentale, si uniscono quelle dell’Oriente cristiano: «Il solo nome della Madre di Dio contiene tutto il mistero dell’economia dell’Incarnazione» (san Giovanni Damasceno, De fide orthodoxa). Non stupisce pertanto che anche la misericordia — cuore del Vangelo e tratto fondamentale del Dio con noi — si trovi riflessa e offerta compiutamente in Maria, non a caso invocata come Mater misericordiae.

di Bruno Forte

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23 ottobre 2019

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