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Giochi di potere

· ​All’udienza generale il monito di Papa Francesco contro l’arroganza e i soprusi e denuncia che anche oggi c’è chi sfrutta l’autorità per alimentare corruzione, lavoro schiavo, tratta di persone ·

Quando si perde la dimensione del servizio «il potere si trasforma in arroganza», diventando «dominio e sopraffazione» per alimentare i «giochi sporchi fatti dagli esseri umani». Mettendo in guardia da questa logica perversa Papa Francesco ha parlato del rapporto tra misericordia e potere all’udienza generale di mercoledì 24 in piazza San Pietro.

Nabot viene lapidato davanti alla sua vigna di Izreel («Weltchronik» di Rudolf von Ems, XIV secolo)

Proseguendo nelle riflessioni dedicate all’anno giubilare, il Pontefice ha preso spunto dal brano tratto dal primo libro dei Re (21, 1b-4a), evidenziando come nella Bibbia in vari passi si parli «dei potenti, degli uomini che stanno “in alto” e dei loro soprusi», per far capire che «la ricchezza e il potere possono essere utili» se messi «al servizio dei poveri e di tutti, con giustizia e carità». Mentre se, «come spesso avviene, vengono vissute come privilegio, con egoismo e prepotenza, si trasformano in strumenti di corruzione e morte». Ed è ciò che accade nell’episodio della vigna di Nabot, che il re d’Israele, Acab, vuole comprare, reagendo al rifiuto del proprietario «con amarezza e sdegno». Al punto che la moglie Gezabele «decide di intervenire» e di eliminare Nabot servendosi «delle apparenze menzognere di una legalità perversa».

Ecco allora la considerazione di Papa Francesco: «Questa è anche storia d’oggi, dei potenti che per avere più soldi sfruttano i poveri, sfruttano la gente. È la storia della tratta delle persone, del lavoro schiavo, della povera gente che lavora in nero e con il salario minimo per arricchire i potenti. È la storia dei politici corrotti». E in proposito ha consigliato di leggere durante la Quaresima il piccolo libro di sant’Ambrogio intitolato proprio Nabot. Del resto, ha aggiunto, «l’esercizio di un’autorità senza rispetto, giustizia e misericordia», porta a quella «cupidigia che vuole possedere tutto». Però — e ciò vale soprattutto per l’anno santo — «Dio è più grande della malvagità e nella sua misericordia invia il profeta Elia per aiutare Acab a convertirsi. E il re capisce e chiede perdono. Che bello sarebbe — ha auspicato — se i potenti sfruttatori di oggi facessero lo stesso».

Perché anche in questo caso «la misericordia mostra la via maestra che deve essere perseguita»: essa — ha concluso Francesco — «può guarire le ferite e può cambiare la storia». Da qui l’esortazione ad aprire «il cuore alla misericordia divina» che «è più forte del peccato degli uomini».

La catechesi del Papa

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23 luglio 2019

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