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Di fronte ai poveri

· ​Il cardinale Sandri visita le comunità dei caldei e dei siro cattolici in Iraq ·

Un senso di tradimento alberga nel cuore dei caldei, che hanno subito violenza e soprusi in questi ultimi mesi. Se ne è fatto portavoce il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, che durante il viaggio in Iraq, insieme con una delegazione della Riunione opere di aiuto alle Chiese orientali (Roaco) ha fatto tappa a Duhoq, lunedì mattina 4 maggio.

Ad ascoltare il porporato durante la divina liturgia, uomini, donne e bambini che ben conoscono la sofferenza e che sperimentano sulla propria pelle tale realtà. Perché quando l’uomo «smette di essere fedele al Dio dell’alleanza finisce per non essere fedele neanche alla sua propria umanità e a quella dei suoi fratelli e sorelle, con i quali magari ha vissuto fino al giorno prima». Parole che hanno trovato conferma nella tragica situazione di tanti caldei che «hanno sperimentato il tradimento di altri: di coloro che hanno assalito e preso le case e i beni, che hanno profanato i templi ove si insegna la pace credendo di far trionfare una idea di violenza e di morte, che hanno violentato e preso la giovinezza di bambini e ragazze per le loro basse soddisfazioni». Ma che hanno provato quanto sia triste il silenzio «durato troppo a lungo della comunità internazionale, o l’abbandono delle forze nazionali e regionali che inizialmente avevano offerto garanzie di protezione». Anche questo è stato percepito come un tradimento.

Nonostante tante disgrazie, però, il cardinale ha invitato i fedeli alla speranza, perché «mentre l’uomo mentiva e tradiva, Dio è rimasto fedele», e ha conformato i perseguitati «all’immagine stessa di Cristo suo Figlio». Il prefetto si è fatto anche portavoce del saluto e della benedizione di Papa Francesco. «Ci mettiamo in ginocchio — ha detto — dinanzi alla vostra esperienza e dolore, di fronte ai vostri silenzi e alla vostra sopportazione, di fronte ai vostri rapiti e ai vostri morti». Ricordando di essere pellegrini in quel luogo dove Abramo «partì lasciando la propria casa per ascoltare la voce del Signore», il cardinale ha sottolineato come i caldei abbiano trovato «ospitalità nel nome del Signore» nel vero senso del termine. Gli altri, invece, sono giunto in quel luogo «per scuotere le coscienze talora intorpidite del nostro Occidente».

Un concetto ribadito anche il giorno precedente a Erbil, dove il cardinale ha incontrato i patriarchi Younan e Sako, con vescovi, sacerdoti e fedeli caldei e siro cattolici. Nell’occasione, ha trasmesso il saluto e la benedizione di Papa Francesco, «espressioni della sua sollecitudine, con la quale come Vescovo di Roma segue la Chiesa latina e tutte le Chiese orientali cattoliche: insieme, in una mirabile sinfonia, esse manifestano l’unica Chiesa di Cristo». Scopo della visita a Erbil è stato, come ha ribadito il porporato, il desiderio «di stare in mezzo a voi che ancora oggi portate nel cuore e nella vita i segni della violenza, della persecuzione e della dispersione che ha costretto molti ad abbandonare case nella piana di Ninive, a Mossul, a Qaraqosh e in altri villaggi, per trovare qui un rifugio sicuro».

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06 dicembre 2019

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