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Di fronte a Dio

Oltre ogni previsione umana va il gesto di Papa Francesco che invita i presidenti Shimon Peres e Mahmoud Abbas a una preghiera per la pace. Anche qui a Istanbul, non meno importante di Roma o di Gerusalemme per il suo impatto ecumenico e interreligioso, risuona la speranza di questi atti coraggiosi affinché l’umanità intera si metta in ascolto del Dio di pace.

La sera dell’8 giugno nella Sala del vicariato apostolico, i rappresentanti della Chiesa cattolico-latina, dell’autorità musulmana (müftü) e del gran rabbinato, si sono dati appuntamento per condividere lo spirito proposto da Papa Francesco. Il dialogo si può costruire solo nell’apertura e nella sincera amicizia, profondamente umane. Gli uomini possono aspirare all’unità anche se profondamente diversi per religione e cultura. Già san Tommaso d’Aquino ricordava che la concordia non è un fatto prettamente intellettuale, come fosse una comune intesa ideale. Si crede in diverso modo — ciascuno secondo la propria tradizione — ma in concordia, che è opera di Dio e non un risultato delle politiche sociali. Le nostre storie comuni sono piene di questi esempi e forse, la nostra tendenza è di dimenticarli fin troppo facilmente. In questi tempi di festeggiamenti per il nuovo santo, Papa Giovanni XXIII anche la Chiesa in Turchia lo ha celebrato come suo pastore. Il 6 giugno, il vicariato di Istanbul ha vissuto una giornata di convegno intorno alla figura di Angelo Giuseppe Roncalli, delegato apostolico in questa terra dal 1935 al 1944. Come non pensare alla sua attività di aiuto agli ebrei che fuggirono durante la seconda guerra mondiale uno dei più efferati regimi della storia umana? Come non ricordarlo mentre pensa all’Islam — conosciuto in Turchia — con un senso di mistero teologico sovrastante?

Solo nell’effettiva povertà spirituale degli anawim, dei sufi, dei monaci e religiosi, così come in quella di Papa Francesco e di coloro che hanno aderito al suo appello, brilla un barlume escatologico: di fronte al Dio in cui crediamo siamo ben poca cosa. Allora in questa piccolezza ci possiamo ritrovare. Dobbiamo solo continuare a pregare perché noi uomini e donne non cediamo alla tentazione di metterci al posto del nostro Creatore.

da Istanbul Alberto Fabio Ambrosio

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25 agosto 2019

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