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Giappone in recessione per il terremoto e lo tsunami

· Forte contrazione del pil nel primo trimestre dell’anno a causa del blocco dell’attività economica ·

Il Giappone finisce in recessione a causa della tripla spinta negativa di terremoto, tsunami e crisi nucleare, che per settimane ha bloccato l’attività economica.

Nel trimestre gennaio-marzo, il prodotto interno lordo nipponico si è infatti contratto dello 0,9 per cento trimestrale, dopo il meno 0,3 per cento dei precedenti tre mesi, collezionando i due cali trimestrali che tecnicamente determinano, appunto, una recessione. Su base annuale, il pil è arretrato del 3,7 per cento. «Una situazione provocata dal terremoto», ha spiegato in una conferenza stampa il ministro dell’Economia e delle Finanze, Kaoru Yosano. Si tratta della seconda flessione consecutiva. Nell’esercizio 2010-2011 — concluso a fine marzo — il prodotto interno lordo del Paese asiatico ha fatto registrare un aumento complessivo del 2,3 per cento. «L’economia rimane debole anche se resistente, non sarei sorpreso se anche il pil del prossimo trimestre fosse ancora negativo», ha aggiunto Yosano.

Il ministro nipponico ha poi espresso totale apprezzamento per le misure di politica monetaria della Banca centrale che, subito dopo il terremoto, ha raddoppiato lo schema di acquisto degli asset e inserito una quantità record di liquidità nel sistema bancario. «L’istituto centrale — ha rilevato ancora Yosano — ha adottato e sta adottando tutte le misure consentite: a loro non ho alcunché da chiedere». Il titolare del dicastero economico del Giappone ha anche motivato la sua visione positiva sul medio termine, notando che, rispetto alla profonda e grave recessione della crisi finanziaria mondiale del 2008-2009, sul post-sisma pesa il crollo della produzione causata dall’interruzione della filiera, mentre risulta esserci la domanda interna di beni e servizi, anche in funzione della ricostruzione. La Banca del Giappone si aspetta una ripresa dell’economia nella seconda metà di quest’anno, anche se molti esperti temono che il passo della ripresa possa essere più lento. Nel trimestre gennaio-marzo gli analisti si aspettavano una flessione dello 0,5 per cento, inferiore a quella dello 0,9 per cento effettivamente registrata. Questi dati hanno provocato oggi una seduta contrastata per le Borse asiatiche. L’indice Msci per l’area dell’Asia-Pacifico ha ceduto lo 0,3 per cento, appesantito da Tokyo (meno 0,4 per cento) e Seoul (meno 1,9 per cento). In rialzo, invece, Hong Kong (più 0,2 per cento), Sydney (più 1,3 per cento) e Singapore (più 0,8 per cento), che ha alzato gli obiettivi di crescita nel 2011. Mitsubishi Financial — informa l’agenzia Ansa — ha perso il 2,3 per cento, mentre Electric Power, l’operatore della disastrata centrale nucleare di Fukushima, è crollata dell’8,5 per cento. Domani, giovedì, la Banca centrale del Giappone concluderà una due giorni di riunione sotto una pressione crescente per adottare misure di sostegno a un’economia che sconta i pesanti effetti del terremoto e dello tsunami.

Riguardo alla situazione nucleare, c’è da segnalare che per la prima volta dal terremoto e dal successivo tsunami (11 marzo scorso) alcuni tecnici della Tepco — l’ente elettrico gestore della centrale atomica di Fukushima — sono entrati all’interno dell’impianto per fare il punto della situazione. Secondo quanto riferito dall’emittente televisiva Nhk, quattro tecnici sono entrati per circa quindici minuti nel reattore numero 2, quello considerato maggiormente instabile e, dunque, più pericoloso di Fukushima. Gli esperti erano muniti di tute protettive e di bombole di ossigeno. Stando a fonti societarie, in tale lasso di tempo i quattro sono stati esposti a radioattività compresa tra i 3,33 e i 4,72 millisievert, ben al di sotto dei limiti di legge per le situazioni di emergenza, che prevedono un tetto massimo di esposizione pari a 250 millisievert nell’arco di un anno. Nessuno era più entrato nel reattore numero 2 dal 15 marzo, quando l’auto-combustione di una nube di idrogeno provocò una violentissima esplosione.

In una conferenza stampa, il premier, Naoto Kan, ha detto che, malgrado i danni provocati dalla sciagura, il Giappone continuerà a utilizzare l’energia nucleare, ma in futuro dovrà promuovere le fonti di energia rinnovabili, quali l’eolica, il solare e le biomasse. Il primo ministro ha poi assicurato che i reattori fermati per i controlli regolari ripartiranno subito dopo aver soddisfatto tutte le norme di sicurezza d’emergenza.

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