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Gheddafi offre adesso elezioni e riforme politiche

· Ma l’artiglieria bombarda Misurata e minaccia di togliere l’acqua alla popolazione di Bengasi ·

. Il regime libico è pronto a una soluzione politica al conflitto ed è disposto a indire elezioni e a introdurre riforme politiche, ma solo il popolo può decidere se il leader Muammar Gheddafi può restare o meno al potere. Lo ha affermato ieri sera un portavoce del Governo di Tripoli Mussa Ibrahim aggiungendo che nessuna condizione può essere imposta alla Libia dall’estero, ma che il Paese è disposto a discutere proposte miranti a portare più democrazia, trasparenza, libertà di stampa e leggi anticorruzione. Ibrahim ha inoltre accusato i leader occidentali di cercare di rovesciare Gheddafi per interesse personale o per conseguire vantaggi economici.

Ma, intanto, mentre il vice ministro degli Esteri libico Abdulati Al Obeidi continua a tessere la tela diplomatica tra Grecia, Turchia e Malta per giungere a un cessate il fuoco, l’artiglieria di Tripoli fa strage di civili a Misurata (l’unica città nell’ovest presidiato dalle forze lealiste dove ancora si combatte). Combattimenti anche a Brega, Il regime minaccia inoltre tagliare i rifornimenti idrici a Bengasi se continueranno a piovere dal cielo le bombe degli alleati: il ministero libico dell’Agricoltura ha avvertito che le infrastrutture e le condotte del grande fiume artificiale — un acquedotto che porta sulla costa le acque fossili del Sahara e che rappresenta la fonte idrica dalla quale dipende il 70 per cento degli abitanti della Libia — corrono gravi pericoli in seguito ai bombardamenti.

«È difficile prevedere quanto potrà durare il conflitto in Libia, ma è certo che deve essere il popolo libico a decidere» come uscirne: lo ha detto l’inviato delle Nazioni Unite nel Paese, l’ex ministro degli Esteri giordano Abdelilah Al Khatib, durante il suo rapporto al Consiglio di sicurezza dell’Onu, a New York. Dal momento della sua nomina, circa tre settimane fa, Khatib ha compiuto quattro missioni in Libia. L’inviato non ha nascosto che le autorità gli hanno impedito di avere pieno accesso ai luoghi che voleva visitare e alle informazioni necessarie al Palazzo di Vetro. Khatib ha concluso il suo rapporto dicendosi pronto a recarsi ancora in Libia e a «intraprendere nuove consultazioni se necessario». Nella sessione pubblica della riunione del Consiglio di sicurezza, il diplomatico non ha illustrato i dettagli dei colloqui in Libia. I Quindici membri sono poi passati a consultarsi a porte chiuse. Il Pentagono ha intanto confermato di avere ritirato gli aerei da combattimento dalle operazioni in Libia, dopo avere accettato di prorogare di 48 ore il proprio impegno, su richiesta esplicita della Nato. Gli Stati Uniti per incoraggiare altri fedelissimi di Gheddafi ad abbandonare il regime hanno revocato tutte le sanzioni contro l’ex ministro degli Esteri Moussa Kussa, rifugiatosi a Londra dal 30 marzo. La Nato, dopo la denuncia di stragi di civili nei raid, ha affermato che «non può negare quello che è successo ma non può neppure verificare i fatti, visto che non abbiamo truppe sul terreno».

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