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Gesù tiene la Chiesa nella sua mano

· All’udienza generale il Papa parla della preghiera nell’Apocalisse ·

E ai laici cattolici africani l’invito a essere ambasciatori di speranza per il continente

«Gesù tiene la Chiesa nella sua mano, le parla con la forza penetrante di una spada affilata, e le  mostra lo splendore della sua divinità»: l’immagine del libro dell’Apocalisse è stata riproposta da Benedetto xvi durante l’udienza generale di mercoledì 5 settembre. Giunto in Vaticano da Castel Gandolfo, il Papa ha incontrato i fedeli nell’Aula Paolo VI, riprendendo con loro le catechesi sulla preghiera e indicando nell’ultimo scritto del Nuovo Testamento un libro che «ci mette in contatto con la preghiera viva e palpitante dell’assemblea cristiana».
Per il Pontefice il dialogo spirituale su cui si sviluppa il testo giovanneo rappresenta una vera e propria «sinfonia di preghiera» che offre al credente «una grande ricchezza di indicazioni». Tra queste, anzitutto la necessità di porsi «nella disposizione interiore ed esteriore del silenzio per essere attenti a ciò che Dio vuole dirci». Atteggiamento al quale deve legarsi l’impegno a fare della propria preghiera non tanto un’occasione di richiesta quanto piuttosto un inno di lode a Dio «per il suo amore» e  per il dono di Gesù Cristo».
Solo a  partire da  ciò il cristiano può riscoprire «il senso della presenza del Signore nella vita e nella storia». Dio — ha ricordato il Papa — «è stato, è, e sarà presente e attivo con il suo amore nelle vicende umane, nel presente, nel futuro, come nel passato, fino a raggiungere il traguardo finale». Da qui la consapevolezza che il Risorto tiene saldamente nella sua mano la Chiesa e si rivela all’uomo come «l’amico della vita».
Ne deriva la certezza che «quanto più e meglio preghiamo con costanza, con intensità, tanto più ci assimiliamo a Lui, ed egli entra veramente nella nostra vita e la guida, donandole gioia e pace». E «quanto più noi conosciamo, amiamo e seguiamo Gesù, tanto più sentiamo il bisogno di fermarci in preghiera con Lui, ricevendone serenità, speranza e forza nella nostra vita». La sua — ha assicurato il Pontefice — è una presenza «che ci sostiene, ci guida e ci dona una grande speranza anche in mezzo al buio».
E proprio l’invito a diffondere «il messaggio di gioia e di speranza che porta Cristo» nella difficile situazione sociale e religiosa dell’Africa è stato rivolto da Benedetto XVI  ai laici cattolici del continente, riuniti in questi giorni a congresso a Yaoundé, Camerun. «Tutta l’Africa — scrive in un messaggio indirizzato al cardinale Stanisław Ryłko, presidente del dicastero vaticano per i laici che ha promosso l’incontro — oggi attende gli “ambasciatori” della Buona novella, fedeli laici coraggiosi operatori di pace».

La catechesi del Papa

Il testo del messaggio del Papa

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23 ottobre 2019

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