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Gente dei campi

· La storia di Coldiretti dalla fondazione alla riforma agraria in un libro di Nunzio Primavera ·

Pubblichiamo la prefazione del fondatore di Slow Food al libro La gente dei campi e il sogno di Bonomi. La Coldiretti dalla fondazione alla Riforma agraria di Nunzio Primavera (Milano, Laurana editore, 2018, pagine 345, euro 18).

Paolo Bonomi durante un raduno della Coldiretti

Nell’ottobre del 1944 il mondo viveva le battute finali del grande incubo che aveva insanguinato le nazioni lasciando dietro di sé ferite profonde e difficili da rimarginare. Da lì a pochi mesi la guerra sarebbe finita, l’Italia e l’Europa avrebbero dovuto cominciare a ricostruire su macerie che non erano fatte di soli calcinacci, ma di grandi conflitti sociali che dovevano essere affrontati e superati. 

La storia di Coldiretti e del suo fondatore affonda le proprie radici in un momento storico denso di cambiamenti, nel quale saper interpretare il presente diventava vitale per poter andare incontro al futuro, in una fase di transizione che per l’Italia avrebbe significato il passaggio dall’essere paese agricolo a paese industriale, con un conseguente cambiamento radicale della società del tempo, con fenomeni di migrazione massiccia verso le città e con l’abbandono delle aree rurali, con equilibri precari da ristabilire.
Un momento complesso, che tra queste pagine viene ricostruito in modo meticoloso e approfondito da Nunzio Primavera attraverso il racconto delle origini di questa associazione profondamente legata alla storia del suo paese, ma anche innovativa rispetto al panorama sindacale nazionale.
Non è cosa da poco constatare come in quel momento la Coldiretti fosse diventata un punto di riferimento per una larga parte di popolazione che non era adeguatamente difesa, ma che da sempre ha invece costituito il tessuto connettivo del paese, anche nei momenti più difficili.
Personalmente ho sempre creduto molto alla necessità di fare rete, e a come la forza della rete sia molto maggiore della somma delle forze dei singoli che la compongono. Si può dire che in quella fase la Coldiretti abbia saputo essere un esempio di rete moderna, nata per mettere in connessione una fetta di popolazione che non si riconosceva più nelle strutture del passato e che non aveva trovato rappresentanza nel mondo per come si stava evolvendo. La stessa sinistra era in quegli anni sicuramente più concentrata sulla situazione degli ex-contadini che diventavano operai, o sulla difesa della categoria dei braccianti agricoli nei latifondi, ma stava trascurando (oggi potrei dire, colpevolmente) i piccoli contadini proprietari della loro terra e della loro attività, nonostante l’importanza del lavoro che svolgevano e tutt’ora svolgono per l’intera società.
Da questo punto di vista non si può non riconoscere in Bonomi la scintilla della lungimiranza e una sensibilità non comune, dovuta sicuramente alle sue stesse origini, ma anche alla crescita civile e politica maturata negli anni della formazione.
La narrazione di questo libro si concentra sul periodo di presidenza di Bonomi interrompendosi alla fine degli anni Sessanta. Lo stesso non si può dire del lavoro di Coldiretti, che è proseguito modificandosi e continuando ad adeguarsi ai tempi, sempre così mutevoli, articolando il suo campo d’azione, diffondendosi capillarmente sul territorio, approfondendo nuovi temi e ampliando la propria attività, ragione per cui non stupisce come l’associazione conti più di un milione seicentomila soci.
La situazione attuale è sicuramente molto diversa da quella del 1944, eppure anche oggi è fondamentale l’impegno per la salvaguardia delle piccole realtà contadine che sono capaci di generare benessere a livello locale, che tutelano il paesaggio, che producono eccellenza e salvaguardano l’identità agroalimentare italiana, uno dei punti di massima forza del nostro paese.

Per questo il lavoro di Coldiretti e delle associazioni che si occupano di filiera agroalimentare continuerà a essere fondamentale affinché il dibattito sui temi del cibo e della sostenibilità del settore sia sempre più presente nelle agende istituzionali, ma anche per poter sensibilizzare sempre più quella parte di popolazione che non lavora la terra, i cittadini co-produttori, che non mi piace chiamare consumatori, e che hanno il potere di supportare attraverso le proprie scelte consapevoli un sistema che dovrà essere all’altezza delle sfide del futuro.

di Carlo Petrini 

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28 maggio 2018

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