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Genio dell’informatica

· Il venerabile Carlo Acutis ·

C’è un giovane dei nostri tempi che ha qualcosa di importante da dire ai suoi coetanei: è Carlo Acutis, morto a soli quindici anni di leucemia fulminante e proclamato venerabile da Papa Francesco il 5 luglio 2018. Lo stesso Pontefice lo presenta come esempio alle nuove generazioni di tutto il mondo nell’esortazione apostolica post-sinodale Christus vivit, firmata da Francesco nel santuario della Santa Casa di Loreto, nella solennità dell’Annunciazione del Signore. Una circostanza che avrebbe fatto molto piacere a Carlo, perché era un vero amante della Vergine Maria, che lui considerava come l’unica donna della sua vita.

Chi era Carlo Acutis? Un giovane — nato a Londra il 3 maggio 1991 da genitori italiani, vissuto a Milano e morto il 12 ottobre 2006 a Monza — che ha vissuto le virtù evangeliche in grado eroico, come ha riconosciuto Papa Francesco nel dichiararlo venerabile. La sua figura e la sua opera sono famose nel mondo digitale e tra i social network perché «ha saputo usare le nuove tecniche di comunicazione per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza», come afferma il Pontefice nell’esortazione post-sinodale.

Carlo effettivamente era un genio dell’informatica, un ragazzo che riusciva a programmare attraverso testi di informatica che a volte neppure gli studenti universitari comprendevano. Aveva una passione per questa scienza e per tutta la realtà che la circonda. D’altronde, quando c’era da usare un computer o elaborare una tesina a scuola, il ragazzo era sempre in prima linea per aiutare. Ne sanno qualcosa i suoi compagni di classe e i suoi amici e parenti. Davanti alla difficoltà di qualcuno nell’uso del pc, Carlo interveniva senza nemmeno farsi pregare.

Aveva però una sua via e una sua filosofia che applicava nel maneggiare internet e la galassia di social network. Il venerabile ha saputo ben utilizzare le potenzialità che la rete gli offriva mettendole al servizio del Vangelo e della promozione umana. Papa Francesco nell’esortazione post-sinodale, rivolgendosi ai giovani, ha sottolineato come sia «vero che il mondo digitale» può esporre al rischio di chiudersi in se stessi, «dell’isolamento o del piacere vuoto». Ma non bisogna «dimenticare che ci sono giovani che anche in questi ambiti sono creativi e a volte geniali. È il caso del giovane venerabile Carlo Acutis».

Il messaggio che Carlo trasmette ai suoi coetanei è quanto mai lineare e semplice: non lasciarsi raggirare, non farsi ammaliare dalle sirene effimere del successo a poco prezzo, dell’inganno di una vita dissoluta, dai proclami dei mercanti di morte che popolano il web, dal disprezzo dei valori che tante volte i social network propinano. Carlo chiede ai giovani di stare vigili, di non abbandonarsi ai facili entusiasmi. Chiede di non seguire le mode del momento, di non farsi avvinghiare in giochi in cui si trovino a essere dei semplici burattini, mentre i fili li tirano altri. Il suo esempio insegna che si possono utilizzare i nuovi mezzi di comunicazione sociale improntandoli al bene e alla verità, senza lasciarsi suggestionare da pressioni interne ed esterne che riducono l’uomo a oggetto e non a soggetto dotato di libertà.

Il Papa nell’esortazione post-sinodale mette in guardia i giovani dal rischio di omologarsi alla mentalità imperante al momento e li invita a vivere la propria esistenza così come è stata pensata nel piano di Dio. Neppure il Creatore attenta alla libertà dell’uomo, che è il valore più grande da lui concesso. Nel lvii capitolo del Don Chisciotte, Miguel de Cervantes mette in bocca al suo personaggio queste parole: «La libertà, o Sancio, è uno dei doni più preziosi dal cielo concesso agli uomini: i tesori tutti che si trovano in terra o che stanno ricoperti dal mare non le si possono agguagliare: e per la libertà, come per l’onore, si può avventurare la vita, quando per lo contrario la schiavitù è il peggior male che possa arrivare agli uomini».

Carlo ha saputo farsi carico di questo prezioso dono e ne ha fatto un uso secondo gli insegnamenti del Vangelo. Celebre era una sua frase che ripeteva a parenti e amici e che Papa Francesco ha citato nel testo dell’esortazione: «Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie». Il rischio di sparire nella massa, di diventare automi o di rinunciare a vivere la propria identità è veramente onnipresente nelle nostre società. Per questo, davanti a tante suggestioni e insegne luminose accese, con il loro scintillio di colori e di luci, che incantano i giovani illudendoli di offrire loro una gratificazione e una felicità senza fine, Carlo proponeva la gioia del Vangelo, dell’amicizia con Gesù. Invitava a diventare compagni di viaggio di Cristo, incontrato nell’Eucaristia e poi ritrovato nel volto di tanti fratelli che si incrociano sul cammino.

Il venerabile è stato veramente anima eucaristica nel senso di dono e di offerta per gli altri. Ha compreso che dall’Eucaristia poteva attingere quella forza che gli serviva per diventare pane spezzato per gli altri. A cominciare dai senzatetto, dai poveri, dagli emarginati che costellavano le strade della Milano ricca e cosmopolita. Prima ancora di pensare, agiva senza riserve, non facendo distinzione se davanti a sé aveva un uomo o una donna, un giovane o un anziano, un immigrato o un milanese. In tutti scorgeva il volto sofferente di Cristo che gli chiedeva aiuto e compassione. Molte volte, offriva tutto quello che aveva, soprattutto, il suo sorriso e la sua apertura agli altri. I suoi amici ricordano quando girava per le logge della città ambrosiana per regalare ai senzatetto dei nuovi sacchi a pelo per affrontare il gelo della notte. Ora, il suo sorriso si trasforma in aiuto per tanti giovani che vorranno pregarlo nella nuova sistemazione nell’antica cattedrale di Assisi dedicata a Santa Maria maggiore. Nell’attiguo palazzo vescovile san Francesco si tolse gli abiti davanti al vescovo Guido. È il santuario della Spogliazione, dove sabato 6 aprile il corpo del venerabile viene traslato.

di Nicola Gori

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22 novembre 2019

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