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Gemme antiche strappate al tempo

Una mostra temporanea («Preziose antichità. Il Museo Profano al tempo di Pio VI», dal 2 ottobre al 4 gennaio nella Sala delle Nozze aldobrandine ) e una giornata di studi (il 16 dicembre) celebrano il nuovo allestimento del Museo Profano in Vaticano che viene inaugurato martedì 1° ottobre.

I Musei Cristiano e Profano nascono come collezioni della Biblioteca Apostolica e fino a tempi relativamente recenti erano accessibili solo ai frequentatori di quella gloriosa istituzione; Solo da pochi anni (con rescritto di Giovanni Paolo II del 1° ottobre 1999) sono governati e amministrati dalla Direzione Generale dei Musei. Si è trattato di una decisione sofferta, motivata da molte e valide ragioni di migliore gestione e di più corretta conservazione e tuttavia dolorosa perché è indubbio il vulnus inferto a un sistema collezionistico antico e prezioso. La Biblioteca Wunderkammer che conservava insieme i libri e le cose di cui parlano i libri, non esiste più nemmeno sotto il profilo istituzionale e amministrativo.

I due musei, il Cristiano e il Profano, in parte sopravvissuti nel loro allestimento originario all’interno degli splendidi armadi realizzati dai grandi mobilieri romani del tardo Settecento (Giovan Battista Pericoli, Antonio Ravasi, Andrea Mimmi) su progetto di Luigi Valadier, fanno insieme una delle raccolte di arti decorative più importanti nel mondo.

Il Museo Profano di Clemente XIII è piccolo e prezioso. Inaugurato nel 1767 fa da contraltare, al lato opposto del corridoio della Biblioteca, al Museo Cristiano di Benedetto XVI. Come suggerisce il nome, era destinato a ospitare le antichità di soggetto non religioso di piccole dimensioni e di uso privato e domestico: cammei, avori, oggetti di bronzo e di glittica. Anche il ricco medagliere vaticano era in origine in questa sede. Il risultato attuale è il delizioso "gabinetto di antichità" ispirato al gusto neoclassico più leggero e più raffinato.

Anche se le collezioni sono state in parte trasferite (il medagliere già all’inizio dell’Ottocento) e in parte spogliate dei pezzi migliori durante l’occupazione francese, l’ambiente è rimasto intatto. Completo degli splendidi armadi in legni esotici brasiliani progettati dal Valadier, completo del pavimento in litostrato policromo, completo della decorazione pittorica che alterna specchiature in finto marmo, a stucchi bianchi e dorati, al motivo a graticcio intrecciato nella volta che porta al centro l’affresco di Stefano Pozzi con L’allegoria del Tempo, allusiva alla fondazione del museo.

Quando si aprono le ante degli armadi, lo spirito dell’Enciclopedia, il piacere dell’erudizione e la grazia settecentesca, convivono in assemblaggi squisiti. Gli avori, i vetri, i piccoli bronzi, gli oggetti di glittica, le antichità profane provenienti dalle raccolte Carpegna e Vettori si presentano a noi come le pagine di un libro elegantemente impaginato e gremito di rarità. Poi c’è stata l’epoca della dispersione e del saccheggio, proprio quando i musei della Biblioteca, regnando Pio vi Braschi, avevano toccato il loro momento collezionistico apicale.

La mostra "Preziose antichità" è il tentativo di ricostruire, per quanto possibile, l’immagine del Museo Profano nell’età di Pio vi, prima delle dispersioni. E quindi raccogliendo per l’esposizione oggetti custoditi nei grandi musei d’Europa, soprattutto a Parigi e a San Pietroburgo, e chiedendo la collaborazione scientifica dei colleghi stranieri.

Progettando e portando a conclusione questa bella e degna impresa Claudia Lega e Guido Cornini hanno realizzato compiutamente quella che è l’essenza del nostro mestiere di conservatori e cioè l’individuazione e la ricomposizione degli "insiemi, con l’obiettivo di ricomporre le carte e le cose che il tempo ha offuscato e disperso.

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29 gennaio 2020

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