Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Gemelli diversi

· Primo Mazzolari e Lorenzo Milani ·

È il 24 settembre 1958: «Misuro il tuo dispiacere da esperienze consimili ripetute più e più volte, e vorrei che tu mi sentissi vicino, paterno amico, anche se non so dirti una parola» scrive don Primo Mazzolari a don Lorenzo Milani. È uno dei testi più belli e accorati pubblicati nell’ultimo numero della rivista «Impegno», stampata a cura della fondazione che ha lo scopo di far conoscere gli scritti e la figura del parroco di Bozzolo. Una copia del periodico è stata regalata a Papa Francesco durante l’udienza del mercoledì, il 26 aprile, da don Bruno Bignami, presidente della fondazione.

Primo Mazzolari  durante la prima guerra mondiale

Nell’articolo di Mariangela Maraviglia che illustra diffusamente il gemellaggio a distanza tra i due preti sono riportati messaggi brevi e occasionali o più diffusi, affettuosi e distesi, su libri e progetti comuni, accanto a stralci di articoli di don Lorenzo ospitati da don Primo sulla sua rivista «Adesso», periodico che alla fine degli anni quaranta del Novecento ebbe vita complicata e tormentata.

Ai due sacerdoti, accomunati dalla passione per la scrittura oltre che dall’attenzione ai piccoli e ai poveri, il Pontefice renderà omaggio il prossimo 20 giugno, andando a pregare sulla tomba di don Primo, nella parrocchia di San Pietro a Bozzolo, e a Barbiana, nel comune di Vicchio, in provincia e diocesi di Firenze. Già il 23 aprile il Papa aveva fatto consegnare dal cardinale Gualtiero Bassetti alla parrocchia di Bozzolo una rosa d’argento, perché sia posta sulla tomba di don Primo in segno di ammirazione e di stima per la sua adesione incondizionata al Vangelo di Cristo.

«Per ricordare il parroco educatore di Barbiana, scomparso cinquant’anni or sono — scrive sulla rivista «Impegno» Mariangela Maraviglia — riproponiamo alcune lettere intercorse con il collega di Bozzolo. Preti diversi per età anagrafica ed esperienze umane ed ecclesiali, eppure così vicini per sensibilità umana e attenzione a piccoli e poveri».

Non mancano le differenze in ambito pastorale, ma si tratta comunque «di due giganti del Novecento, capaci di slanci profetici, che hanno pagato un prezzo salato per le loro idee». Idee sempre più conosciute e note anche al grande pubblico, ben oltre il confine fisico delle loro parrocchie “di campagna” e della stampa cattolica di settore; basti pensare al bellissimo monologo teatrale che Antonio Zanoletti ha portato in scena all’ultima festa del teatro di San Miniato (Don Primo Mazzolari. Un prete scomodo) o allo scrittore ed educatore Eraldo Affinati, che con L’uomo del futuro (Milano, Mondadori, 2016), biografia poetica di don Milani, è stato candidato al premio Strega, arrivando al secondo posto.

Prossima tappa la Cina, spiega don Bruno Bignami. Domenica 21 maggio, infatti, la sua fondazione «sarà impegnata a Hong Kong per la presentazione ufficiale della traduzione in lingua cinese del Tu non uccidere. Segno che la figura di don Primo riscuote interesse anche fuori dalle ristrette mura di Bozzolo. Il suo messaggio continua ad aprire strade: a noi il privilegio di percorrerle».

Leggendo le lettere, incontriamo la consueta, brusca allegria di don Lorenzo, ma colpisce anche la franchezza di don Primo, che non fa sconti al lavoro dell’amico e non elogia a scatola chiusa i suoi libri, segnalando anche limiti di forma e di contenuto. «Don Lorenzo Milani — scrive Mazzolari sul numero del 1° luglio 1958 della sua rivista — ha pubblicato presso la Libreria Editrice Fiorentina, un album di ricordi delle sue esperienze pastorali nella Pieve di San Donato. Vi sono pagine di interesse generale accanto a pagine di interesse locale: incongruenze stilistiche e forse anche logiche, corrette da una documentazione onesta, precisa e trasfigurata da un affetto che abbraccia non solo le anime, ma anche antenati, viottoli e campi. Nonostante alcune unilateralità, che tolgono alquanto d’ampiezza a un’esperienza di vero largo respiro, è il primo e il più valido studio di sociologia religiosa stampato in Italia».

Non mancheranno — chiosa con amara ironia — «i lettori scandalizzati, reclutabili facilmente tra quelli che non hanno mai fatto cura d’anime». In genere, continua poi don Primo, «gli scritti dei parroci rurali fanno paura per la loro poco buona educazione nel dire le cose che vedono. Però, se qualche volta quel mondo poco commendevole della cosiddetta cultura pastorale cattolica badasse anche a queste povere voci, forse il problema della cura d’anime nel mondo moderno avrebbe camminato un poco più verso qualche soluzione meno inconsistente e balorda».

Gli fa eco don Milani, rivolgendosi a Franco, un suo amico operaio disoccupato che accompagna a cercare lavoro, in un articolo uscito su «Adesso» il 15 novembre 1959: «Lo dico solo a te in un orecchio, perché tu puoi capirla. Perdonaci tutti: comunisti, industriali e preti. Dimenticaci, disprezzaci, fai quel che vuoi, ma il tuo Signore non lo lasciare, Franco. Abbi il coraggio di prendere la Sua croce, portarla con fiducia. Non ci hai che Lui che t’abbia amato».

di Silvia Guidi

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

16 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE