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Geithner spiega ai cinesi che investire nel debito americano resta un affare

· La seconda sessione del dialogo strategico ed economico ·

Ha usato toni rassicuranti il segretario al Tesoro statunitense, Timothy Geithner, che, parlando oggi a Pechino a conclusione della due giorni di confronto, ha cercato di convincere i cinesi della bontà della loro mega investimento nel debito a stelle e strisce. Per questo Geithner ha ribadito l'intenzione dell'Amministrazione Obama di ridurre sensibilmente il deficit di bilancio una volta che l'economia avrà mostrato concreti e stabili segnali di ripresa. Proprio l'entità del deficit statunitense sembra spaventare i cinesi che detengono 895 miliardi di dollari in buoni del tesoro statunitense e sono preoccupati per la sicurezza dei loro investimenti.

Anche il segretario di Stato, Hillary Clinton, ha cercato di infondere fiducia nella controparte cinese, definendo «saggia» la decisione di Pechino di investire nel debito statunitense. Diversi responsabili cinesi, incluso il premier Wen Jiabao, hanno anche recentemente esortato l'Amministrazione Obama a non assumere iniziative fiscali che potessero in qualche modo erodere il valore degli investimenti di Pechino.

Per quanto riguarda l'altro grande tema economico-finanziario sul tappeto in questo incontro — l'eventuale rivalutazione dello yuan — non sembra che si siano registrate grosse novità. Sulla spinosa questione non si è andati oltre — rilevano gli osservatori — alcune parole di circostanza. A partire da quelle dello stesso Geithner, secondo il quale la Cina si sta muovendo nella giusta direzione. In sostanza però le posizioni rimangono distanti. Nel suo saluto, il presidente cinese Hu Jintao ha detto che il suo Paese è disponibile a maggiori riforme in campo economico e monetario. «La Cina — ha detto Hu all’apertura del forum — continuerà a lavorare per le riforme in campo economico». Sullo yuan, il presidente cinese è stato tuttavia poco conciliante: «La riforma della formazione del meccanismo di cambio della nostra moneta — ha infatti sottolineato — continuerà sui principi della nostra indipendenza, della gradualità e della controllabilità». Per il presidente cinese le due potenze mondiali necessitano maggiore coordinazione politica e devono lavorare insieme per promuovere «una piena ripresa economica». Il capo dello Stato cinese ha aggiunto che l’interesse del suo Paese è quello di aumentare la domanda interna per creare una crescita più bilanciata, così come chiesto da Washington. Più conciliante è apparso il vice premier cinese, secondo il quale «le due economie sono inseparabili». Per affrontare la crisi in maniera adeguata — ha sottolineato Wang Qishan— Cina e Stati Uniti dovrebbero unire le loro politiche per mantenere lo slancio della ripresa. Una ripresa — ha sottolineato — che deve manifestarsi nella «crescita equilibrata dell’economia globale».

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