Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Bilancio sempre più grave a Gaza

· ​Altri due manifestanti uccisi e centinaia feriti in nuovi scontri al confine con Israele ·

Altri due palestinesi sono rimasti uccisi e 250 feriti nei nuovi scontri scoppiati ieri, dopo i funerali delle 60 persone che hanno perso la vita due giorni fa. La tensione resta quindi altissima al confine tra Israele e la striscia di Gaza: circa quattromila manifestanti, secondo stime dell’esercito israeliano, hanno protestato in occasione del settantesimo anniversario della Naqba (“catastrofe”) che per i palestinesi ricorda l’esodo forzato di centinaia di migliaia di persone dopo la proclamazione dello stato di Israele. Scontri, anche se meno violenti, sono avvenuti in Cisgiordania, dove è stato indetto lo sciopero generale e sono stati proclamati tre giorni di lutto.

L’Onu ha nel frattempo chiesto che la comunità internazionale intervenga. Il coordinatore speciale per il processo di pace in Medio oriente, Nikolay Mladenov, durante la riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza sulla situazione a Gaza, ha ieri detto che «Israele deve calibrare l’uso della forza, deve proteggere i suoi confini ma farlo in modo proporzionato, mentre Hamas non deve usare le proteste per mettere bombe e compiere atti provocatori». La comunità internazionale deve intervenire, ha aggiunto Mladenov, «e prevenire una guerra nella striscia di Gaza la cui condizione è disperata».

La Turchia, che aveva già richiamato in patria il proprio ambasciatore in Israele, ha intanto espulso l’ambasciatore israeliano ad Ankara, invitandolo «a restare per qualche tempo in patria». Analoga iniziativa è stata successivamente presa nei confronti del console generale a Istanbul. In risposta, Israele ha espulso il console generale turco a Gerusalemme — incaricato dei rapporti con i palestinesi — con lo stesso invito: «Torni in patria per un lasso di tempo per consultazioni».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 ottobre 2018

NOTIZIE CORRELATE