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Gas russo per l’Europa

· Il TurkStream e la guerra energetica ·

Il tratto sottomarino del TurkStream è stato ufficialmente completato. Il presidente russo, Vladimir Putin, e il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, si sono incontrati ieri a Istanbul per assistere in videoconferenza alla fine dei lavori. Alla realizzazione di tutto il gasdotto mancano ancora 180 chilometri via terra, ma ormai il grosso del lavoro è fatto, e il leader del Cremlino ha salutato con entusiasmo il nuovo progetto. Putin ha promesso che il TurkStream «diverrà un elemento importante della sicurezza energetica europea». Il TurkStream, che inizierà le prime forniture il prossimo anno, ha un valore strategico e politico fondamentale. Il Cremlino vuole prolungarlo fino all’Europa meridionale in modo da aumentare la fornitura energetica all’Ue e bypassare l’Ucraina. Un eventuale prolungamento, infatti, potrebbe raggiungere la Grecia e poi l’Italia, oppure passare da Bulgaria, Serbia, Ungheria e Austria.

In questo progetto, tuttavia, la Russia deve affrontare non solo gli Stati Uniti, che vogliono avere una larga fetta del mercato Ue, ma anche le forze interne all’Europa che non vedono di buon occhio un rafforzamento della cooperazione con Mosca. Va detto che l’Europa meridionale ha una valida alternativa al TurkStream: si tratta del Tap (Trans Adriatic Pipeline), che potrebbe far sbarcare in Puglia il metano azero estratto nel Caspio conducendolo dal confine greco-turco fino alle nostre coste. La Tap è la parte finale del Corridoio meridionale del gas, con cui l’Ue punta a importare entro il 2020 circa 16 miliardi di metri cubi di metano l’anno diversificando così le proprie fonti di approvvigionamento. Nell’Europa settentrionale, Putin può già contare su un importante collegamento: il North Stream, che sbocca in Germania passando sotto le acque del Baltico e a cui presto si aggiungerà il North Stream 2.

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21 marzo 2019

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