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I leader religiosi indiani uniti
nel condannare le violenze

· Sottoscritto un documento comune ·

 Un appello rivolto a tutti gli indiani «per difendere l’armonia sociale» e alle autorità per garantire i diritti di ogni cittadino. A lanciare un serio allarme — riguardo le violenze che imperversano nel paese asiatico — sono i leader delle maggiori religioni professate in India, riuniti nei giorni scorsi nella città di Goa. 

In chiusura di un incontro organizzato dalla Conferenza episcopale indiana (Cbci), in collaborazione con associazioni di altre confessioni religiose, i rappresentanti delle varie fedi (cristiani, indù, buddisti e musulmani) hanno sottoscritto un documento comune.
Nel testo — riferisce l’agenzia Fides — i leader spirituali indiani esprimono profonda preoccupazione per le recenti tensioni intercomunitarie registrate nel Bihar, nel Bengala Occidentale, nel Rajasthan e in altri stati. Ricordano che tre chiese cattoliche sono state oggetto di violenza ingiustificata nell’Orissa «in un momento in cui la pacifica comunità cristiana celebrava» la festa della Pasqua.
Stigmatizzando «le forze di odio e divisione», che «si sforzano di polarizzare la politica indiana», i capi religiosi sottolineano che un paese «può progredire solo quando le persone vivono l’una con l’altra come fratelli e sorelle, solo quando l’odio lascia il posto all’amore e la pace sostituisce la violenza».
Per questo i leader spirituali puntano il dito verso «quanti stanno cercando di iniettare il veleno dell’odio nella società». Ribadiscono quindi che «ogni indiano ha la sua dignità e il diritto di decidere cosa mangiare, sposare la persona a propria scelta, scegliere il percorso di istruzione, praticare liberamente qualsiasi fede si desideri professare. Nessuno — si legge nel documento — deve essere etichettato come antinazionale o non patriottico in base alla sua religione, regione o appartenenza a una comunità».

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23 novembre 2019

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