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Garantire a tutti  l'accesso alle medicine

· Intervento della Santa Sede a Ginevra ·

Pubblichiamo la traduzione dell'intervento pronunciato l'8 giugno dall'arcivescovo Silvano M. Tomasi, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'Ufficio delle Nazioni Unite e Istituzioni Specializzate a Ginevra, alla 14ª sessione ordinaria del Consiglio dei diritti dell'uomo sull'accesso alle medicine.

Presidente,

a proposito del diritto di tutti al godimento del più alto livello possibile di salute fisica e mentale, la mia delegazione desidera sollevare ulteriori preoccupazioni sulla necessità di un'azione concreta per garantire l'accesso universale ai farmaci e agli strumenti diagnostici per tutte le persone. Il Rapporteur Speciale si è concentrato su questo argomento nel suo Rapporto presentato all'Undicesima Sessione di questo distinto Consiglio (Rapporto del Rapporteur Speciale sul diritto di tutti al godimento del più alto livello possibile di salute fisica e mentale alla Undicesima Sessione del Consiglio dei Diritti Umani, Undicesima Sessione, A/Hrc/11/12, 31 marzo 2009). Tuttavia, a questo proposito va esercitata una vigilanza costante.

Come tutti i membri sanno già, il diritto alla salute è universalmente riconosciuto come diritto fondamentale. L'articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (Udhr) include il diritto alla salute e all'assistenza sanitaria nella rubrica generale del diritto a «godere di un tenore di vita adeguato». L'articolo 21.1 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (Icscr) riconosce direttamente il diritto a godere delle migliori condizioni fisiche e mentali.

Inoltre, il Comitato per i Diritti Economici, Sociali e Culturali nel suo Commento Generale al numero 14 (Comitato per i Diritti Economici, Sociali e Culturali, ventiduesima sessione, Ginevra, 25 aprile - 12 maggio 2000, E/C. 12/2000/4, 11 agosto 2000) ha identificato i seguenti requisiti minimi che gli Stati devono soddisfare: (1) il diritto di accesso all'assistenza sanitaria in modo non discriminatorio, (2) accesso al livello nutrizionale di base, (3) accesso all'alloggio, alla sanità di base e a una fornitura sufficiente di acqua potabile, (4) fornitura di farmaci essenziali, (5) distribuzione equa dei benefici e dei servizi sanitari e (6) adozione di strategie nazionali per prevenire e combattere le epidemie.

Presidente, la Chiesa Cattolica offre un contributo importante all'assistenza sanitaria in tutte le parti del mondo — attraverso chiese locali, istituzioni religiose e iniziative private, che agiscono sotto la propria responsabilità e nel rispetto della legge di ogni Paese — inclusa la promozione di 5.378 ospedali, 18.088 ambulatori e cliniche, 521 lebbrosari e 15.448 case per anziani, malati cronici o disabili. Con le informazioni provenienti da queste realtà locali, in alcuni dei Paesi più poveri, isolati ed emarginati, la mia delegazione è obbligata a riferire che i diritti elencati negli strumenti internazionali già menzionati sono lungi dall'essere attuati.

Un grave impedimento all'attuazione di questi diritti è la mancanza di accesso a farmaci e a strumenti diagnostici economici che possano essere gestiti e utilizzati in condizioni di basso reddito e di scarsa tecnologia. Fra le tendenze e i dati inquietanti riferiti dal Rapporteur Speciale vi è quanto segue: nei Paesi in via di sviluppo le «malattie legate alla povertà» sono ancora il cinquanta per cento di quelle totali e sono quasi dieci volte più frequenti che nei Paesi industrializzati (Oms, Innovazione della Sanità Pubblica e Diritti di Proprietà Intellettuale. Rapporto della Commissione dei Diritti di Proprietà Intellettuale, Innovazione e Sanità Pubblica [Ginevra 2006], p. 3); ogni anno più di 100 milioni di persone divengono povere perché devono pagare l'assistenza sanitaria (Oms, Rapporto sulla Sanità Mondiale, Assistenza Sanitaria Primaria ora più che mai [Ginevra 2008]); nei Paesi in via di sviluppo i pazienti stessi pagano dal 50% al 90% dei farmaci essenziali (A/61/338, paragrafo 75); circa due miliardi di persone non hanno accesso ai farmaci essenziali (Oms, Strategia dell'Oms per i Farmaci: Paesi al Centro, 2004-2007, [ 2004 ]).

Un gruppo particolarmente privo di accesso ai farmaci è quello dei bambini. Molti farmaci essenziali non sono stati messi a punto in formulazioni appropriate o in dosaggi specifici per uso pediatrico. Per questo motivo, le famiglie e gli operatori sanitari sono spesso costretti a «indovinare» come dividere al meglio le pillole per adulti al fine di somministrarle ai bambini. Questa situazione può sfociare nella morte tragica o in malattie croniche di questi bambini bisognosi. Per esempio, di 2,1 milioni di bambini stimati di convivere con il virus dell'Hiv (Unaids, Aggiornamento sull'epidemia dell'Aids 2009 , Ginevra, novembre 2009) solo il 38% ha ricevuto le cure salvavita antiretrovirali alla fine del 2008 ( Bambini e Aids: Quarto Rapporto , Unicef, 2009, p. 10). Questo divario di trattamento è in parte dovuto all'assenza di farmaci pediatrici contro l'infezione da Hiv.

Quindi il Comitato per i Diritti del Bambino ha dichiarato: «Gli obblighi degli Stati Parte alla Convenzione implicano il garantire che i bambini abbiano un accesso pari e adeguato al trattamento e all'assistenza completi, inclusi i necessari farmaci contro l'Hiv... sulla base della non discriminazione» (Comitato per i Diritti del Fanciullo, Trentaduesima Sessione, Commento Generale n. 3 [2003], Hiv/Aids e i diritti del fanciullo, CRC/GC/2003/3).

La mia delegazione conosce bene gli elementi complessi inerenti agli aspetti della proprietà intellettuale attinenti alla questione dell'accesso ai farmaci. Queste considerazioni, incluse le flessibilità disponibili per applicare l'Accordo sugli Aspetti Commerciali dei Diritti alla Proprietà Intellettuale, sono documentate nel Rapporto del 2009 del Rapporteur Speciale. Riconosciamo ulteriormente che sono già stati compiuti seri sforzi per realizzare la Strategia Globale e il Piano di Azione sulla Sanità Pubblica, l'Innovazione e la Proprietà Intellettuale, elaborata nel 2008 dalla 61ª Assemblea Mondiale della Sanità. Tuttavia, i dibattiti intensi, svoltisi di recente nella 63ª Assemblea Mondiale della Sanità, dimostrano che la comunità internazionale non è ancor riuscita a raggiungere il suo scopo di fornire un accesso equo ai farmaci e indicano la necessità di ulteriore riflessione e azione creativa a questo proposito.

Presidente, la mia delegazione esorta il Consiglio a rinnovare il proprio impegno di partecipare agli sforzi per asserire e tutelare il diritto alla salute, garantendo un accesso equo ai farmaci essenziali. Lo facciamo con la ferma convinzione che: «...le cure dovrebbero essere estese a ogni essere umano» e come elemento essenziale della «ricerca di uno sviluppo umano più grande possibile» e persuasi del fatto che «questa prospettiva etica è basata sulla dignità della persona umana e sui diritti e i doveri fondamentali ad essa legati...» (Papa Benedetto XVI, Discorso all'Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari [per la Pastorale della salute], 22 marzo 2007).

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