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Fykse Tveit incontra  i musulmani a Tripoli

· Missione del segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese ·

«Chi è il mio vicino?»: questa domanda è stata il filo conduttore dell'intervento del reverendo Olav Fykse Tveit, segretario generale del World Council of Churches (Wcc) di Ginevra, sul tema del dialogo e della cooperazione tra cristiani e musulmani tenuto lunedì scorso, 10 gennaio, presso il campus della World Islamic Call Society (Wics) di Tripoli, in Libia.

Davanti a un pubblico composto da docenti e studenti, il reverendo Olav Fykse Tveit ha spiegato perché chiedersi «chi è il mio vicino» è una domanda quanto mai attuale nel mondo d'oggi dove avvengono cambiamenti radicali a causa delle vaste migrazioni che portano gruppi etnici, con tradizioni tra loro molto diverse, a vivere fianco a fianco. Tveit ha sottolineato che «l'arrivo d'immigrati musulmani e cristiani nel mio Paese, la Norvegia, è stato uno degli eventi più significativi per la nostra società e ha provocato l'impegno di diverse organizzazioni religiose a dare il loro contributo per migliorare la convivenza».

Il segretario del Wcc ha quindi ricordato che, a causa delle nuove tecnologie di comunicazione, «noi tutti ci troviamo a vivere in un villaggio globale dove, sempre più spesso, bisogna chiedersi: “chi è il mio vicino?”. Tuttavia questo incremento delle relazioni, che rende evidente la nostra interdipendenza con chi vive intorno, ci induce a cambiare la prima domanda con quest'altra: “Che tipo di vicino sono io per gli altri?”».

Dopo aver ribadito la comune discendenza da Abramo dei cristiani, degli ebrei e dei musulmani, il segretario generale ha spiegato il concetto di solidarietà cristiana per i vicini prendendo spunto dal brano del Vangelo di Luca (10, 25-37) dove l'apostolo riferisce la parabola del «buon samaritano» narrata da Gesù. «In questo brano del vangelo di Luca — ha affermato Tveit — si parla di un viaggiatore che viene derubato, percosso e abbandonato svenuto sul ciglio di una strada. Un sacerdote e un levita che camminavano nei pressi non si fermano a soccorrerlo; si ferma invece un samaritano che, benché non appartenente al popolo ebraico, soccorre il malcapitato. In questa parabola Gesù ha cambiato la domanda da “chi è il mio vicino?” in quella “chi sembra tra i tre essere realmente un buon vicino?”. Questa è la domanda che anche noi dobbiamo chiederci perché, quando ci troviamo realmente nel bisogno dell'altro, la risposta non è poi così difficile».

Il segretario del Wcc ha quindi ricordato che quest'anno i membri dell'organizzazione celebrano il quarantesimo anniversario della creazione del dipartimento per il dialogo interreligioso e che le relazioni tra cristiani e musulmani sono sempre state al centro dell'attenzione di quanti hanno avuto, in questo lungo arco di tempo la responsabilità dell'organizzazione. «La cooperazione con la Wics — ha aggiunto — dimostra chiaramente come la cooperazione può svilupparsi nel reciproco rispetto».

L'incontro di Tripoli ha fatto seguito all'incontro interreligioso che si era tenuto presso la sede svizzera del Wcc lo scorso 4 novembre e al quale avevano partecipato sessanta leader religiosi cristiani e musulmani. Il motivo di quella riunione era stato l'esame delle trasformazioni in atto all'interno delle comunità religiose. A Tripoli il reverendo Olav Fykse Tveit è arrivato domenica proveniente da Il Cairo, in Egitto. Qui aveva incontrato il Patriarca copto Shenouda III per esprimere le personali condoglianze per le vittime dell'attacco terroristico alla Chiesa dei Santi di Alessandria, avvenuto alla vigilia del nuovo anno.

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