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Fuori dall’Ue ma in Europa

· Theresa May da Firenze chiede due anni di transizione prima della Brexit ·

  «Usciamo dall’Unione europea ma restiamo in Europa». Con queste parole oggi il premier britannico Theresa May sembra voler riassumere il suo discorso fatto ieri, a Firenze, a proposito della Brexit. May ha lanciato proposte ai partner dell’Ue per una sorta di transizione di due anni prima dell’uscita formale del Regno Unito, promettendo di far uscire dallo stallo il negoziato con Bruxelles. Il caponegoziatore dell’Ue, Michel Barnier, ha commentato che ci sono le premesse per fare «passi avanti», anche se «tutto deve ancora essere tradotto in termini negoziali».

Secondo l’idea lanciata da May, nel 2019 non dovrebbe avvenire il distacco ma dovrebbe iniziare una fase di transizione, posticipando al 2021 l’uscita formale. Due anni di tempo per capire come «restare amici» e per una «attuazione graduale degli accordi» durante il quale il Regno Unito punta a restare nel mercato comune europeo e nell’unione doganale. In cambio, May ha proposto una proroga della libertà di circolazione delle persone, il mantenimento temporaneo di leggi e norme europee e soprattutto il pagamento pieno della quota per il bilancio comunitario per altri due anni di versamenti. A proposito del contributo finanziario, May ha parlato di «una quota equa» senza fare cifre.

Nel periodo di transizione Londra chiede di recuperare «il controllo dei confini» e riservarsi fin dal 2019 il diritto di «registrare» i migranti europei pur lasciando le porte aperte fino al 2021. May si è impegnata a dare una «vera garanzia» ai cittadini dell’Ue su territorio britannico. Ha sottolineato poi che, una volta varata la Brexit, tutti i cittadini saranno «sotto la protezione delle corti britanniche», che potrebbero recepire in qualche modo la giurisprudenza europea nel quadro di un «meccanismo di tutela reciproca» ancora da delineare. Al momento, secondo il punto di vista di Bruxelles, i cittadini Ue restano sotto la Corte di giustizia di Strasburgo.

May ha scelto di tenere questo suo discorso programmatico — il terzo ufficiale sulla Brexit — nella città che ha definito «cuore storico d’Europa», «dove è nato il Rinascimento e dove per molti versi si è delineato il senso dell’identità europea». da Firenze ha voluto lanciare un appello a «essere creativi», per immaginare una futura «nuova e forte partnership», diversa sia da quella che regola i rapporti dell’Ue con il Canada, sia da quella adottata per la Norvegia. Una partnership «fondata su valori comuni», estesa — nelle parole di Merkel — dai commerci al dossier dell’immigrazione, alla lotta al terrorismo e alla difesa.

Più volte May si è richiamata a «un’appartenenza all’Europa che la Gran Bretagna non vuole rinnegare» e che «è interesse anche dei leader europei conservare». Lo ha sottolineato ricordando di parlare a nome della «quinta potenza economica» del mondo, di «un popolo indomabile» e promettendo per il Regno Unito «un destino post Brexit luminoso».

Per quanto riguarda le reazioni al discorso, i vari partner europei concordano sullo spirito costruttivo, in attesa di ulteriori chiarimenti sui diritti dei cittadini, ma anche sui confini irlandesi e sugli obblighi finanziari.

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26 agosto 2019

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