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Fuoco incrociato sulle ispezioni dell’Onu in Siria

· Preoccupazione per le voci insistenti di un attacco anche senza mandato del Consiglio di sicurezza ·

Mentre l’avvio dell’ispezione dell’Onu sul presunto uso di armi chimiche in Siria viene segnato da spari, per fortuna senza vittime, di cecchini non identificabili, i toni si fanno sempre più drastici. Così che l’azione delle Nazioni Unite appare sottoposta a una sorta di fuoco incrociato, reale e diplomatico. Infatti diversi attori   internazionali sembrano ormai considerare l’ispezione non più determinante, sebbene il  segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon,  abbia  dichiarato che già sono stati recuperati «elementi di grande valore».

L’intervento armato di alcuni Paesi si profila così come una possibilità concreta. Forte preoccupazione  per una simile deriva del già drammatico conflitto siriano viene espressa da alcuni Governi, oltre che dalla società civile e dalle comunità religiose.  Sembra ormai declinare, però,  anche il residuo impegno a organizzare la già più volte rinviata conferenza di pace, la cosiddetta Ginevra 2, per la  quale si erano spesi congiuntamente Russia e Stati Uniti.  Questi   hanno annullato il previsto incontro di domani all’Aja con i russi motivando la decisione con  «le consultazioni in corso per trovare una risposta appropriata dopo l’attacco con armi chimiche in Siria, il 21 agosto».  Il  vice ministro degli Esteri russo,  Ghennadi Gatilov, ha espresso rammarico per la decisione, definita incresciosa e unilaterale, ricordando che «l’elaborazione dei parametri per la soluzione politica in Siria sarebbe molto utile proprio ora in cui su questo Paese incombe un’azione militare».

In precedenza,  il segretario di Stato, John Kerry, aveva dichiarato che a Washington  non hanno dubbi sul fatto che il presidente siriano Bashar Al Assad sia responsabile di un attacco con gas nervino alla periferia di Damasco il  21 agosto. Kerry ha aggiunto che il presidente Barack Obama sta  valutando risposte. La stampa statunitense parla di  un attacco aereo — definito limitato, come sempre si fa in questi casi — contro basi militari siriane, che dovrebbe anche svolgere una funzione deterrente, mantenendo però  gli Stati Uniti estranei alla guerra civile in  Siria.

La Russia continua ad ammonire sulle  conseguenze  «estremamente gravi» di un simile sviluppo. Per il ministro degli esteri,  Serghei Lavrov,  sarebbe una «grossolana violazione» del diritto internazionale, mentre il presidente Vladimir Putin ha ribadito che  non ci sono prove che l’attacco del 21 agosto sia attribuibile ad  Assad.

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19 settembre 2019

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