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Fuoco e fragore divennero buona novella

· Una psicanalista e un teologo davanti al giudizio ultimo ·

Marie Balmary, psicanalista, e Daniel Marguerat, teologo, figurano tra i migliori esperti nei loro rispettivi ambiti. Il loro interrogativo comune sul Giudizio finale è all’origine di un libro appassionante dal titolo musicale Nous irons tous au paradis. Le Jugement dernier en question (Parigi, Albin Michel, 2012). Finalmente un dibattito chiaro. Niente provocazione teologica né gergo psicanalitico. Gli autori invitano i lettori a camminare insieme. Così, man mano che scrivono, le loro parole aprono in noi un cammino. È un merito così raro della scrittura il saper rendere viaggiatori.

Veniamo infatti trasportati in un corpo a corpo con la parola biblica che ha come compito quello di raccontare l’incontro tra gli uomini e il loro cielo. Marie Balmary e Daniel Marguerat, il cui mestiere — l’una in un ascolto analitico, l’altro in un ascolto esegetico — è di far risuonare il senso delle parole, cominciano chiedendo: «Perché preoccuparsi ancora per ciò che assomiglia a un rottame arrugginito?». E di fatto ricordano fino a che punto noi continuiamo a essere un tutt’uno con le rappresentazioni medievali del Giudizio finale e con la loro «retorica del terrore». Questa visione della storia, in  cui gli eletti vanno in paradiso e i dannati all’inferno, è stata propria di un’epoca dominata dalla paura. D’altro canto il Rinascimento ribatterà con tranquilla audacia al medioevo che l’uomo sarà salvato malgrado tutte le sue debolezze. Ma la prospettiva terrificante dei dannati che arrostiscono all’inferno continuerà ad assillare le coscienze secolarizzandosi persino nella letteratura fantastica del XXI secolo. È allora con tranquilla audacia che i nostri due compagni di cammino interrogano le scritture per ascoltare con noi la parola biblica.  Se l’esegeta e la psicanalista, nell’esaminare i testi evangelici, entrano in un dibattito profondo, testimoniano soprattutto la fecondità del metodo transdisciplinare. Vivamente richiesto dalla Pontificia Commissione Biblica del 1993, l’approccio psicanalitico è rimasto troppo spesso confinato nelle teorizzazioni degli esperti. D’altro canto la Bibbia non ha più trovato le parole per esprimersi nella lingua di Freud e di Lacan, quando non è stata semplicemente ignorata, anzi esclusa. Senza confusione né separazione, Marie Balmary e Daniel Marguerat testimoniano che un vero rinnovamento della parola può nascere da questo incontro. Questo libro contiene anche una sfida: creare senso con il linguaggio. Ci riesce brillantemente, in questa inedita alleanza tra esegesi e psicanalisi. O meglio, ci riesce a questa condizione.

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18 settembre 2019

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